La mamma stanca

La mamma stanca è quell’essere mitologico che o non può esistere o esiste di default.

Chi non è mamma, penserà spesso che le mamme si lamentano troppo.

Chi è mamma, penserà che non ha il diritto di essere stanca perché il Cinno piange, ha fame, deve essere cambiato, cullato, coccolato, ha sempre bisogno di te.

E poi ci sono quelli che “fare la mamma non è un lavoro“, quelli che “fare la mamma è il compito più difficile“, quelli che “no, non faccio figli perché non sarei capace”.

Io sono giunta alla conclusione che la mamma stanca.

  

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Il decluttering dei contatti di una mamma

C’è chi a primavera fa le grandi pulizie di casa e chi, come me, quest’anno ha deciso di fare decluttering tra i contatti, i cosiddetti amici, che di amici non hanno nemmeno l’allure.

Sì, perché come avevo già raccontato, ho un rapporto conflittuale con l’amicizia in senso lato, soprattutto da quando sono diventata mamma.

Sarà che mi devo concentrare sulle cose fondamentali visto che il tempo si è ridotto all’osso e a volte manco quello mi rimane.

Sarà che ormai ho 30 anni e molti progetti, i più importanti dei quali sono due ricciolini biondi ma ci sono anche nuove strade da seguire in ambito professionale, molti salti nel vuoto da fare e tante energie in più da dover spendere.

Sarà che di sentimenti negativi non ho più voglia di circondarmi e punto alla qualità piuttosto che alla quantità.

E allora elimino qualche categoria di pseudo-amici, ignoro, non cerco più, non rispondo.

E sono sicura che ne avrete delle belle da raccontarmi anche voi.

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Di quando mi commuovo guardando PresaDiretta

No.
Non sono impazzita, almeno credo.

Ieri sera, come quasi tutte le sere della mia intensa vita post-Cinni, mi sono spalmata sul divano appena liberata dai suddetti Cinni e mi sono dedicata alle mie amabili occupazioni preferite mentre MM faceva zapping furente e senza senso, as usual. A tutta vita insomma.
Alle 23 circa, mi calava la palpebra e proprio mentre stavo per comunicare ad MM che avevo intenzione di andare a letto, mi cade l’occhio sulla tv.

Alza, MM.
Parlano di mamme.

Ma non le mamme, in senso generale.
Parlano delle mamme danesi. E dei papà e degli asili nido e di sussidi sociali e di case popolari e di tasse e di numeri di un’Italia che sembra il Polo Artico.
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Pianeta Terra chiama Bambini, rispondete. Passo.

Ieri pomeriggio ero immersa fino al collo nell’acqua termale bollente che mi dedicavo ai miei fantastici esercizi di fisioterapia quando noto un bambino di circa 7-8 anni che mi fissa, un metro più in là.

ma tu lo sai fare così?
E, giuro sul mio caffè mattutino, si incrocia tutte le dita che possiede e sta a galla, non so come, a pelo d’acqua.

Ora, avevo due possibilità: ignorarlo e fingermi in catalessi oppure accettare la sfida e tentare di non annegare.
Vi lascio immaginare il finale.

Il punto della mia riflessione di oggi è questo: ma come si fa a parlare con i bambini?
Perché io ci provo, lo devo fare per lavoro in teoria, ed è difficilissimo. Richiede un duro allenamento e giuro a volte è come se mi dissociassi dal mio corpo e dalla mia mente e mi vedessi dall’alto. Vi capita mai?
A turno mi sento sempre o l’adulta saputella e rompicoglioni che ti vuole insegnare tutto della vita o la cretina che vuol fare la tua migliore amica che di certo snobberai perché anche a 8 anni puoi capire che l’adulto sono io e che sto provando disperatamente a piacerti.

Insomma, la spontaneità non si impara.

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Di quando il cosmo invia messaggi (neanche tanto) subliminali il cui contenuto è “vai a lavorare”

Mi arriva un whatsapp di mia madre (sì, mia madre mi ha avuta a 18 anni quindi manda whatsapp, faccine comprese, ha un cellulare più figo del mio e in generale sa usare il computer meglio di me).
Il messaggio conteneva una proposta di lavoro, giratagli da diosachi. Un lavoro che riguarda la mia vita precedente, quella in cui non ero madre di due gemelli.

Su Facebook, si scherzava tra amici, argomenti futili, arriva il rompicoglioni di turno: “Sam è ora che accendi il cervello e vai a lavorare”.

Navigo su qualche blog e tutte hanno un lavoro fighissimo, che svolgono a casa, per non perdersi nemmeno un rutto del proprio piccolo oppure hanno lavori così part time che non sapevo nemmeno potessero esistere.

E poi la chicca.

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