Mamme e lavoro, la storia vera

Fare un figlio non è stato proprio un atto casuale per me.

Io un figlio lo volevo e ho deciso di averne uno in un determinato momento della mia vita.

L’atto casuale è stato semmai farne due in un colpo solo.

Avevo un lavoro. Bello, brutto, non stiamo tanto a sindacare.

Avevo un contratto a tempo indeterminato in un’azienda medio-piccola bolognese.

Se lavoravi bene, come ho sempre cercato di fare, avevi quello stipendio fisso. Se scaldavi la sedia, avevi lo stesso stipendio fisso. Uno di quei posti eterni, dove le persone ormai vanno a sedersi la mattina e si alzano la sera. I primi tempi ci credono pure, magari, nel poter fare la differenza, poi diventa come mangiare. Devi andarci e ci vai.

Io ci credevo ancora, perchè ero molto giovane, perchè ero fresca di università, perchè avevo voglia di imparare e di spendermi al 100%. Poi mi è passata, perchè al mio impegno seguivano solo calci negli stinchi e mi sentivo ogni giorno più persa.

Il mio futuro marito qualche mese prima aveva cambiato lavoro, sempre con un contratto a tempo indeterminato.

Avevamo una casa, due stipendi, un matrimonio da organizzare, perchè non provare ad avere un figlio?

A rimanere incinta ci ho messo pochissimo, a realizzare che niente sarebbe stato più come prima ci ho messo molto di più.

Ho scoperto che erano due gemelli dopo qualche settimana dalla linea doppia del test. Stavo parecchio male, avevo crampi e perdite, sono rimasta a casa dall’ufficio.

La mia capa, una donna, non ha commentato la mia gravidanza. Mi è sembrata abbastanza comprensiva, lei che non lo era facilmente e ho pensato di essere tutto sommato fortunata.

Solo che.

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#diversamentevacanze: Bologna d’estate per i bambini

Le nostre #cacanze sono iniziate da quasi 2 settimane.
Quest’anno sono stata ottimista e non ho voluto iscrivere i Cinni a nessun campo solare, estivo, laboratorio e chi più ne ha più ne metta. Non perché non ce ne fossero, ce ne sono pure troppi, sintomo di quella solitudine genitoriale che mi trovo sempre più spesso davanti. Ormai i nonni disponibili h24 sono un lusso che pochi possono permettersi quasi quanto le vacanze di 3 mesi, miraggi.

Quest’anno è andata così perché nella mia testa da fricchettona, volevo offrire un’estate d’altri tempi ai Cinni, una di quelle dove ti annoi pure, perché è sano, perché in fondo ho bei ricordi di quando fissavo il soffitto alle 15,30 del pomeriggio stesa sul letto perché nonna voleva che mi “riposassi”, perché di tempo per correre dietro a qualcosa/qualcuno ne avranno.

Al mare, in attesa di agosto, ci si va il sabato facendo avanti e indietro dai Lidi Ravennati per la San Vitale: immaginatevi una scena da anni ’50. Macchina carica di cose e persone, km e km di campi, sole che ti acceca, fila interminabile di auto nella stessa condizione, famiglie una dietro l’altra tipo una mise en abime, tutte che tentano di raggiungere l’acqua stile oasi nel deserto. Semaforo, paesino, campagna, semaforo, autovelox, paesino, campagna. Avanti così per 1 ora e venti minuti.
Dentro all’auto, una madre che canta ininterrottamente per 1 ora e venti minuti nella speranza di intrattenere la prole, un padre che smadonna sottovoce per il 1256simo vecchino in canottiera che fa i 45 km/h in testa alla carovana e due Cinni che “adda un ghirasoglie, adda una macchinina ossa, adda il cielo blu, mamma siamo ‘rrivati? Adesso? Adesso? Adesso?

In fondo a noi piace così.

Il resto della settimana Santa Madre ha scoperto che Bologna offre parecchie alternative slow a chi rimane in città gran parte dell’estate.
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#ceravamotantoamati: tutta la verità sulla coppia post-figli

C’era una volta una coppia, un uomo e una donna (ma anche no, solo che io ho esperienza di questa modalità e di quello che conosco, parlo) che facevano quella che gli sembrava una vita “normale”.

La sera, se non avevano voglia di cucinare dopo una giornata lunghissima di lavoro, uscivano a cena in pizzeria o al ristorante.

C’era il cinema, il teatro, la domenica a letto fino alle 11.00, il caffè al bar in piedi al bancone in 2 minuti, la passeggiata in centro a guardare le vetrine per 3 ore, mano nella mano.

Iniziavano a programmare le vacanze 4 giorni prima, spendevano poco, salivano su un aereo con un bagaglio a mano e ciao mare.

Lei si depilava regolarmente, lui aveva un colorito roseo e la faccia beata di chi deve pensare ad una cosa alla volta.

Lei non aveva le occhiaie nere persistenti, comunque al massimo solo perché aveva rivisto le vecchie puntate di Grey’s Anatomy fino alle 3 della notte prima. Lui aveva i vestiti stirati e si trovava la colazione pronta la mattina.

Le lenzuola pulite ogni sabato, il trucco veloce veloce per andare al lavoro, la spesa in 25 minuti il mercoledì sera dopo l’ufficio.

Poi.

Poi succede quasi sempre che in due ti senti poco, ti senti pronto.

Decidi che il vostro amore è troppo grande per finire in quel circolo vizioso del sempre io e te e con tutto l’entusiasmo degli innamorati, metti su famiglia. Perché nel 90% dei casi, ci credi sempre moltissimo, ché siamo Millenials e come si usa un preservativo lo abbiamo capito più o meno tutti.

E avviene da subito, dal momento zero, la grande trasformazione che tutti gli amici con figli ti avevano prospettato ogni volta che li incontri per caso, perché col cavolo che esci con coppie con figli, se non li hai. (a parte qualche perla rara, tipo la mia santa amica G.)

Lei: “Amore, cambi tu il bambino?”

Lui: “e che palle, sono appena tornato dal lavoro”

Lei: “che palle CHE COSA che sono chiusa in casa con questo essere urlante DA TUTTO IL GIORNO?!?”

Lui: “ecco appunto, sei qui in casa TRANQUILLA, con il nostro meraviglioso figlio e te lo puoi godere tutto! ogni suo rumorino di pancia, ogni suo ruttino, ogni suo vomituzzo, ah che poesia! ma non sei felice? pensa a me che corro tutto il giorno, non lo vedo mai, ci passo pochissimo tempo. Pensa a me che è tutto il giorno che vedo delle facce da culo intorno a me e tu invece ti becchi questi bellissimi sorrisi bavosi”

Lei: “io? non mi vedi? sono il ritratto della felicità? sono così felice che sai cosa ti dico? ti regalo un po’ della mia gioia di neo madre, pensa come sono generosa! ad esempio, il tuo adorato figlio ha appena fatto quella GROSSA, quella che arriva fino a metà schiena ergo non ti dispiacerà affatto passare del tempo di assoluta qualità con la meraviglia di TUO figlio”

Lui: “come no, guarda che sono bravissimo! dai qua!”

Lei: ” vai, vai, facce vedè”

Venti minuti dopo una voce dall’oltretomba.

Lui: “Amoooooreeeee, dove sono i body?”

Lei: “primo cassetto”

Lui: ” ok ma di quale armadio?”

Lei: “ma che armadio! primo cassetto del fasciatoio!”

Lui: “e dove sono i pannolini?”

Lei: “sul fasciatoio, davanti a te, come fai a non vederli?!?!? ….scusa ma dove sei a cambiare il bambino?”

Lui: “sul nostro letto, no? perché? ….Aspetta, patatino, che babbo va un attimo di là a prendere le cose che ci servono e poi torna, eh. Mi raccomando non ti buttare giù dal letto, eh! Fermo lì, non muoverti che torno subito…

Lei: “MA STAI SCHERZANDO?!?!?!”

In fondo non è che non ci provano, è che non ci riescono (quasi) mai.

NJ-Coté+famille-4

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#EduchiAmo… tutti insieme, però

Prima di avere figli, ero la madre perfetta.

Autorevole non autoritaria, dolce ma non fessa, comprensiva ma decisa.

Avrei insegnato finalmente l’educazione ai miei figli, mica come quei piccoli vandali con cui ho a che fare tutti i giorni in giro: urlanti, scalpitanti, sfacciati, capricciosi, svogliati.

Avrei insegnato finalmente un po’ di amore per la cultura ai miei figli, mica come quei ragazzetti che mi si presentano a lezione vantandosi di avere preso 4 nel compito in classe e di non avere la minima voglia di recuperare “perché tanto non serve a niente”.

Poi ho avuto dei figli veri, in carne ed ossa.

Mi sono resa subito conto che la miriade di luoghi comuni e frasi fatte sul rapporto genitori-figli, beh, erano tutte vere. La saggezza popolare in supposte, insomma.

Non importa quante volte io debba ripetere che non ci si scanna per una macchinina: loro lo faranno una volta di più.

Non importa quante volte io gli dica che non ci si mettono le dita nel naso: loro lo faranno sempre e davanti a chi gli pare.

Ma quello che più di tutto mi è parso chiaro quest’anno è che non sono sola nel percorso impervio di educare dei piccoli uomini del domani.

Questo è stato l’anno dell’ingresso dei Cinni in quel magico carrozzone che è il mondo scolastico e questo è stato l’anno peggiore della mia vita con loro.

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C’era una volta una mamma…e poi alla fine son venuta fuori io

A 7 anni tagliavo i capelli a zero alle Barbie e le mettevo in fila tutte nude, i vestiti sparsi ovunque e guai a chi le rivestiva, ‘ste poverette.

A 13 anni la sola idea di avere un “fidanzato” fisso mi pareva una cagata pazzesca mentre le mie amiche non facevano altro che disegnare cuori e dire “per sempre” a scadenza bisettimanale.

A 15 anni ho giurato a me stessa che mai nella vita sarei diventata madre o mi sarei sposata…che no, proprio non faceva per me quel binomio di femminilità all’ennesima potenza. Meglio prendere il motorino e andare.

A 20 anni sapevo di avere tutto il tempo del mondo per cambiare eventualmente idea ma tutto sommato anche no, potevo non pensare a domani e andare a sedermi in Piazza Verdi.

A 25 anni ho incontrato un uomo che ha cambiato tutto e tutto il bel castello, costruito in anni e anni di certezze indefinite e indefinibili come solo a vent’anni ti fai, è sparito.

All’improvviso sentivo il bisogno di essere parte di qualcosa, di definire, di pianificare, di pensare al dopo di adesso.

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