Compiti per le vacanze: siate la vostra prima fonte di ispirazione

Stamattina sono andata al mercato del paese, una di quelle abitudini triviali che mi mancheranno come l’aria a partire dalla settimana prossima, quando varcherò la soglia della mia nuova casa di città.

Ho fatto spesa dal contadino che ha il suo podere a qualche km; dal pescivendolo che si sveglia alle 3 del mattino per essere il primo sul molo di La Spezia a comprare direttamente dalle barche di rientro dal mare e poi caricare tutto sul furgoncino e portare a noi poveri abitanti di pianura il sapore vero del pesce fresco.

Ho salutato qualche conoscente, col mio passeggino carico di Cinni e sporte di plastica che si rompono al soffio del vento e pensavo a queste persone che mi hanno vista per tre anni ogni settimana col mio passeggino carico, arrivare e comprare da loro. Mi trattano come una di famiglia ma tra le chiacchiere non mi hanno mai fatto domande strane, di quelle che ti congelano il sorriso in faccia e ti prendono quei 20/30 secondi per formulare una risposta che non assomigli a “crepa-fatti i cazzi tuoi-ma come ti permetti”.

Ho provato ad analizzare il perché. Perfetti sconosciuti che annusano quello che possono e non possono, sanno fino dove arrivare con te, che in teoria non sanno nemmeno chi sei davvero. Perfetti sconosciuti a cui interessa solo il qui ed ora.
E ho trovato questa risposta: non ci sono aspettative secondarie reciproche.

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Di quando mi commuovo guardando PresaDiretta

No.
Non sono impazzita, almeno credo.

Ieri sera, come quasi tutte le sere della mia intensa vita post-Cinni, mi sono spalmata sul divano appena liberata dai suddetti Cinni e mi sono dedicata alle mie amabili occupazioni preferite mentre MM faceva zapping furente e senza senso, as usual. A tutta vita insomma.
Alle 23 circa, mi calava la palpebra e proprio mentre stavo per comunicare ad MM che avevo intenzione di andare a letto, mi cade l’occhio sulla tv.

Alza, MM.
Parlano di mamme.

Ma non le mamme, in senso generale.
Parlano delle mamme danesi. E dei papà e degli asili nido e di sussidi sociali e di case popolari e di tasse e di numeri di un’Italia che sembra il Polo Artico.
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#100happydays ✅ done

Oggi sono emozionata.
Sono arrivata in fondo ad un progetto.
Alleluia.
Per me non è cosa da poco, nemmeno se si tratta solo di un “gioco” come quello di trovare ogni giorno un momento di felicità.
Devo dire grazie a Lucia che me lo ha fatto scoprire e grazie a me stessa per avermi dimostrato la costanza che credevo di aver perso per sempre.
Solo cose belle, oggi.

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Alcuni dei miei scatti….il cibo direi che l’ha fatta da padrone!

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Anche i miei figli e le mille nuove attività che abbiamo scoperto di poter fare tutti insieme

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E qualche posto, qualche viaggio, qualche cielo.

Saluto i miei 100 giorni cosi:

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…Con quello che mi riesce meglio….sgarrare e procurarmene un immenso piacere!
Olè.

Happy Days come non ci fosse un domani

Sarò indietro come la coda del maiale (come si dice nella mia città natale che qui in provincia di Parma, di maiale e prosciutto, ce ne intendiamo) ma io non avevo mai sentito la sfida che pare sia in campo da mesi.

#100happydays

Se non ne avesse parlato Lucia nel suo post, probabilmente avrei continuato serenamente (più o meno) la mia vita ma ho avuto un’illuminazione.
Da brava testona istintiva, mi sono già iscritta.
Perché?
Perché non ho vissuto settembre.
Ho perso un mese della mia vita ascoltando pareri di medici diversi e girando come una trottola per ospedali e cliniche private fino a toccare il fondo del barile. Quello in cui tu non riesci a camminare e ti trovi di fronte a due pareri discordanti. Del tipo: questo ginocchio va operato o non camminerai / questo ginocchio non va operato e camminerai grazie alla riabilitazione.
Non so come finirà e questo mi fa molto arrabbiare, deprimere, urlare ma io ho un sacco di buonissimi motivi per essere felice anche se non sto in piedi senza stampelle ed è giunto il momento che li metta in campo tutti.
E allora, un giorno dopo l’altro, farò questa benedetta foto di qualcosa per cui sono grata, una cosa che mi rende felice e spero proprio di non perdere la sfida con me stessa.

Ci volete provare anche voi?

(grazie Lucia)

Ps. Ho scelto Istangram ma essendo il mio un profilo quasi privato, le foto più significative le pubblicherò anche su Twitter…non sia mai che qualcuno faccia il tifo per me!

Premio curiosità 2014

Io, le catene di Sant’Antonio, le ho sempre odiate/amate.
Fino ai 14 anni sono stata un’ assidua frequentatrice.
Avevo da poco Internet a casa, mi sembrava una roba spaziale ma non ci capivo poi molto.
Mi ero fatta una casella di posta, quella sì, eh che non si sa mai il Presidente della squadra di pallavolo di un borgo di ventimila anime mi volesse mandare i suoi saluti oppure, chissà, il prete della parrocchia o la mia insegnante di danza mi volesse comunicare che invece dell’infima ultima fila quest’anno mi avrebbe messo almeno in terza al saggio di fine anno. Oh, sono cose.
Rispondevo a tutto, a tutti. Divulgavo cazzate spasmodicamente. Una volta mi ricordo che per fare l’elenco delle mie 10 canzoni preferite come richiesto dalla catena di una mia insana amica, ho interpellato mia madre, mia zia, ho ascoltato la radio per 12 ore di fila per stilare molto accuratamente il mio elenco chè mica son cose da poco, ci vuole della riflessione e dell’impegno.
Poi basta.

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