La narrazione necessaria: perché parlare di Parigi con i nostri figli è meglio che tacere

Penso spesso a cosa avrei potuto dire, a cosa avrei potuto aggiungere, al mio contributo utile circa i fatti di Parigi. Ogni volta esce solo il silenzio.

Non posso aggiungere senso a qualcosa che senso non ne ha, da capo a coda io non trovo giustizia, verità, reazione che meriti di essere raccontata più del semplice fatto stesso.

Così ho preferito tacere, anche con i miei Cinni perché troppo piccoli mi dico, perché è molto più comodo per me, in realtà, evitargli per ora un bagno nel mondo.

Non è un atteggiamento che mi soddisfa, che mi rende fiera di me stessa e oggi, leggendo le righe che Chiara (la mia amica psicologa) mi ha mandato, ho capito cosa mancava, la motivazione per cui non mi sentivo”a posto”: la forza e il coraggio della narrazione per mantenere quel filo così necessario ai nostri figli, per rendergli meno buio un cammino di crescita, di questi tempi abbastanza precoce, per rendergli il senso o almeno provarci di quello che li circonda, per crescere uomini del domani capaci di armarsi di parole e significati e soltanto di questi.

A voi ripropongo quello che io non avrei saputo scrivere e che invece Chiara ha scritto benissimo.

Forse per la prima volta al mondo c’è un autore
che racconta l’esaurirsi di tutte le storie.
Ma per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare,
si continua a raccontare ancora.

I.Calvino

In questi giorni di invasione violenta di immagini, filmati, dichiarazioni, statistiche e commenti sui social network mi sono chiesta: loro cosa ne pensano? Che idea si sono fatti di ciò che sta accadendo? E chi li sta aiutando in questo complesso lavoro di costruzione di significati?
Per “loro” intendo i più piccoli, ma anche coloro che stanno muovendo i primi passi nel mondo degli adulti e che, tra insicurezze e cambiamenti ormonali, sono fragili tanto quanto i più piccoli.

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Un genitore non nasce in un giorno ovvero il ritorno alle radici

Io stasera sto zitta e ascolto Chiara, mi ha rapita.

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Tanti progetti e impegni che non mi davano la possibilità di dedicarmi uno spazio di riflessione da condividere con voi. Tuttavia, ieri ho partecipato ad un convegno che trattava il tema dell’adolescenza, che ha stimolato in me alcune riflessioni che vorrei condividere con voi!​
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Le nude emozioni : del perché la figura del super genitore non funziona

Uno spunto come sempre interessantissimo della nostra Chiara arriva anche oggi.
Cosa succede nelle dinamiche della coppia che diventa una famiglia?
Perché noi mamme sentiamo sempre di dover diventare una di quelle da Mulino Bianco, senza se e senza ma?
Sempre felici e sorridenti e piene di cure, attenzioni e pazienza verso i nostri figli anche quando vorremo berci un caffè e leggerci un libro in santa pace?
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Quando la mamma non dorme

Anno nuovo, appuntamento fisso.
Giovedì, giorno della nostra psicologa Chiara che oggi ci dà una mezza sberla per svegliarci dai torpori delle vacanze di Natale.
Non vi dico niente prima, leggete e ditemi la vostra, dopo.

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Carissime mamme,

dopo anolini, panettoni, torroni e chi più ne ha più ne metta sono tornata!

Le feste non sono state solo occasione di scambio di auguri: quale migliore opportunità per osservare le dinamiche familiari ed educative delle coppie di amici e parenti???

Si, lo so, è deformazione professionale; ma da queste naturali osservazioni ho colto alcuni spunti per il primo post del 2015!

Dopo aver affrontato l’insidioso tema dell’addormentamento e dei risvegli notturni dei vostri piccoli mi sono chiesta: la mamma come vive gli arretrati di sonno? Quali vissuti accompagnano le sue giornate? Ne risente la vita di coppia?

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Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sul sonno di tuo figlio: cosa fai quando si sveglia di notte?

Giovedì è giorno della nostra Chiara.
La settimana scorsa ci ha introdotto al magico mondo (si fa per dire…) dei risvegli notturni.

Sì, ok, appurato che mio figlio si sveglia di continuo….io che faccio?

Ecco qualche suggerimento della nostra psicologa.

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È estremamente difficile consigliare delle “tecniche” standard: ogni intervento andrebbe individualizzato sulla singola diade genitore-bambino.

Tuttavia è possibile adottare alcune buone norme.

− Se il bambino comincia a piangere o a chiamare non precipitatevi subito, ma aspettate valutando l’intensità e la tipologia del pianto. Entrate con tranquillità nella stanza, non accendete luci forti e parlategli dolcemente. Quando andate vicino al bambino cercate di calmarlo con voce bassa, senza prenderlo in braccio.
Potete massaggiare dolcemente il suo pancino o la sua schiena. Mettetevi in ascolto del vostro bambino: aiutandovi con il vostro respiro create uno spazio di attenzione al qui ed ora, tra voi stesse e il vostro piccolo.
So che è difficile ma provate a lasciare fuori dalla stanza tutte le preoccupazioni legate a quello-che-dovrò-fare-domani-mattina, se-non-dormo-come-faccio-a-fare-quello-e-quest’altro, ecc.
Uscite poi dalla stanza quando il bambino non è ancora completamente addormentato.
Ad ogni chiamata successiva allungate progressivamente l’intervallo di tempo passando a 1 minuto, poi 2 minuti e così via, finché il bambino si addormenta da solo. La notte successiva raddoppiate il tempo di attesa e continuate così.

− Non diventate voi l’unico mezzo per farlo addormentare.

− Se necessario mettete una piccola luce e date la possibilità al bambino di controllare l’ambiente circostante.

− Non fatevi venire i sensi di colpa perché il bambino piange e voi non intervenite. Non creerete nessun trauma a vostro figlio!

− Se non è necessario non date da bere o da mangiare al bambino quando si sveglia: se di giorno fa dei pasti regolari non ha più bisogno di mangiare durante la notte. Inoltre la grande quantità di liquidi che alcuni bambini ingeriscono durante la notte, specie se a base di tisane, aumentano la diuresi ed il bambino si bagnerà più spesso e tenderà a svegliarsi!

− Se il bambino è ancora piccolo durante i pasti notturni interagite con lui, ma senza eccedere nei giochi! È bene separare le attività che fa di giorno da quelle che fa la sera o la notte, al fine di insegnare al vostro piccolo che la notte è fatta per dormire!

− I sonnellini diurni sono legati all’età del bambino. In ogni caso dovrebbero essere evitati i sonnellini diurni troppo frequenti e troppo lunghi, specie nelle ore serali.

− Aiutate il bambino ad associare il letto con il sonno, cercando di far addormentare il bambino nella sua stanza. Nel momento del risveglio il bambino si troverà in un posto che riconosce subito, evitando la sensazione di spaesamento.

− La temperatura della stanza deve essere mantenuta ad un livello confortevole (intorno a 20° C). Temperature troppo elevate disturbano il sonno!! Ricordate inoltre che il bambino non deve essere mai troppo coperto.

− Il letto non deve essere troppo grande, il bambino spesso va a cercare un bordo per appoggiarsi.

− Instaurate una routine dell’addormentamento.

dott.ssa Chiara Rainieri
Psicologa clinica e dello sviluppo
http://www.chiararainieripsicologa.it
info@chiararainieripsicologa.it

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Io avrei solo da aggiungere:
TENETE DURO
Passa prima o poi, sul serio.
Una mattina sbarrerete gli occhi con un rigagnolo di luce che passa dalla finestra in preda all’ansia perché non potrete credere di aver passato la notte senza un richiamo, o cinque, o venti.
Non vi sembrerà vero e penserete alla tragedia, correrete nella cameretta e troverete un nano beatamente ancora russante.
Capiterà, ve lo giuro.

Se volete saperne di più sulla attività professionale della nostra psicologa, basta cliccare sul sito http://www.chiararainieripsicologa.it

Giovedì prossimo non vi prometto niente perché mi han detto che è Natale e giustamente anche Chiara avrà diritto a mangiarsi una fetta di panettone in santa pace ma presto mi ha promesso che ci parlerà della psicologia della madre che non dorme.
Perché, diciamocelo, chi lo ha provato lo sa quello che ti può portare un cronico deficit di sonno…

Stay tuned!