I litigi fra gemelli

Si sta aprendo un nuovissimo capitolo della vita da gemelli.

Ora i litigi si fanno per bene, con tanto di drama e dialoghi – ai miei occhi esilaranti – ma ai loro tragici come una di quelle telenovela ispaniche.

Cinno A.: “Mamma, Riky dice che io non sono suo amico!”

Santa Madre:  “Ma come? certo che lo sei e sei molto più di un amico, sei suo fratello”

Cinno R.:  “No, mamma, io non posso farmi piacere mio fratello per forza. Tu non mi piaci, a me piace solo Simone.”

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#tiimmaginavopeluche…ma anche no

Sono cresciuta con un costante aneddoto, tipo sogno ricorrente.

Mia madre raccontava spesso che quando sono nata ero brutta ma così brutta che la prima volta che mi ha visto si è impressionata. Nera, cianotica, sporca insomma brutta.

Così i neonati li ho sempre immaginati così piccoli, brutti, neri, sporchi.

Naturale che non avessi una gran smania di diventare madre. Fino ai 25 anni andavo ripetendo a gran voce che mai mi sarei sposata e mai avrei generato uno di quei piccoli cosi. Ah, beata gioventù.

Quando sono rimasta incinta ma soprattutto quando ho saputo di aspettare due gemelli non mi sono focalizzata tanto sull’aspetto fisico quanto sulla questione caratteriale. Per natura, mi aspetto sempre il peggio da ogni situazione e anche se ci sto lavorando con tanto zelo, l’ormone maternità lì mi ha giocato brutti scherzi.

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Benvenuta consapevolezza

Non sei mai pronta.

Al giorno in cui non smettono di picchiarsi quando gli dici di farlo.
Al giorno in cui ad un tuo no, rispondono con una linguaccia.
Al giorno in cui ridono alla sola vista della tua faccia arrabbiata che sta per esplodere.

Mi avevano detto che sarebbe arrivato ma io come al solito non ci ho creduto. Sono andata aventi dritta per la mia strada, pensando quello che pensano tutte le madri al primo (o primi) figlio: PER NOI sarà DIVERSO.

Certo, credici.

Sono fratelli, prima ancora di gemelli, il loro rapporto si evolve, è tutto normale ma per me che sono figlia unica, queste complicità segrete, questo essere uno ma due, questa lunghezza d’onda che sta sempre due toni sotto o sopra la tua mentre prima contavi tu e solo tu…no, a questo ora non ero preparata.

E non vorrei nemmeno esserlo, veramente.
Io li guardo e vedo due piccoli con la faccia da sberle, vero, ma pur sempre due piccoli bimbi di 3 anni e mezzo.
Adesso tutto è veloce e loro lo sono più di me, sono veloci nel sapere già quello che io non immaginavo nemmeno.
Sanno usare l’iPad, lo smartphone, il lettore cd ma non sanno più giocare con l’immaginario e chiedono cos’è e perché di tutto quello che io vorrei mostrargli. Ma no, loro non hanno tempo per aspettare me che credevo di essere una della nuova generazione.
Loro sono il futuro e io l’ho scoperto solo adesso.

Se ci sbatti il muso, lo sai, prima lo intuisci.
Benvenuta consapevolezza.

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I gemelli sono un’altra storia

Ogni tanto guardo i miei figli e mi chiedo: “ ma perché?

Sì, lo so che non è qualcosa che le madri ammettono volentieri ma io sono specializzata negli statements scomodi, ormai lo sapete.

Perché alla fine sono una bis-mamma senza volontà. Non ho scelto di avere due figli, ho semplicemente vinto alla roulette russa del 2×1.

Certi giorni è veramente dura e quando sento quelle frasi di circostanza stupide quanto chi le pronuncia, mi viene letteralmente voglia di preparare due piccole valigie e di spedirli a casa loro, i gemelli che tanto desiderano tutti.

Non è normale avere due bambini piccoli contemporaneamente, ve lo devo proprio dire. L’umano non è un cane, un gatto, un animale con solo istinto di sopravvivenza. Non è che dopo 4 mesi i cuccioli camminano e qualcuno gli riempie una ciotola o alla meno peggio finiamo tutti assieme in un bel branco e c’è una specie di divisione dei compiti. Dopo qualche mese è tutto finito e i piccoli vanno per la loro strada, tu ti vai pettinare la criniera in mezzo alla savana.

No. Gli umani sono così pieni di sovrastrutture che avere due neonati contemporaneamente assomiglia più ad un girone infernale dantesco. Perché anche se sono due, sono tutti affari tuoi. Curare, consolare, vestire, giocare, sfamare, non sbagliare. Per due.

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Pezzi di noi

I ricordi sono bastardi.

Sai perché?

Perché quando ti succede qualcosa che tu reputi veramente degna di nota, cerchi disperatamente di fissarti tutto nella memoria, annaspi ubriaco di speranze, continui a ripeterti “ricordati di questo particolare, ricordati questo profumo, questo suono, ricordati”.

Dopo tre anni non ti ricordi più le sfumature.

è così, non c’è niente da fare, puoi disperarti, filmare e fotografare quanto vuoi ma non ti puoi ricordare tutto, qualche particolare essenziale che ti ha emozionato in quel momento sfugge sempre e rivedere una fotografia non ti fa lo stesso effetto.

I ricordi però sono di tanti tipi, questo sì.

Ci sono macro-eventi che non dimentichi mai tipo l’ora in cui sono nati i tuoi figli, che giorno era quando ti sei sposata, le date di compleanno.

E poi ci sono microscopici dettagli che credevi ininfluenti che ti si tatuano addosso e non se ne vanno più, nel bene e nel male, stanno lì e non si staccano, nonostante ci provi e nonostante in quel momento ti sembravano nulla.

Io, ad esempio, di questi anni di noi ho perfettamente stampato in mente questa lista (che riduco, per ovvi motivi):

  • mi hanno chiesto di togliermi lo smalto trasparente prima di entrare in sala operatoria per il cesareo e io non mi capacitavo di dover fare una cosa così frivola giusto nel momento più traumatico della vita. Ho una foto orribile rubata da MM che immortala il mio gesto eroico, in splendido verde-sala-operatoria.
  • ho pianto più e più volte nei giorni successivi al parto. Vuoi gli ormoni in calo, vuoi la febbre a 40, vuoi che non ho visto i miei figli per 5 lunghissimi giorni, fatto sta che sembravo la fontana di Trevi ed MM era piuttosto infastidito e io pure perché lui era l’unico che poteva andare in TIN e diventare padre per davvero mentre io non mi sentivo madre ma una con la pancia tagliata a mezzo, che piange sul divano.
  • la prima volta che ho tenuto in braccio Ale pensavo fosse uno scherzo. No dai, vabbè, cos’è questo cosino così piccolo? e gli ho riso in faccia. Lui no, non rideva. Stava lì con gli occhi chiusi e forse meditava sul tipo di madre che gli era toccata.
  • nel lettino dove doveva dormire un bimbo, io ne mettevo due. Uno di testa e uno dalla parte opposta e il fatto che ci stessero e che nemmeno arrivassero a toccarsi i piedi mi sembrava assurdo.
  • l’odore di vomito. Come fosse ieri, tutto quel vomito di latte che puzzava veramente di rancido e peggio. Lavatrici, lavatrici, lavatrici. Milioni di lavatrici al giorno per lavare via quell’odore terribile che ci devastava tutti
  • milioni di visite per farvi passare un reflusso che non passava mai, nemmeno dopo i 400 euro per “il migliore”. Il senso completo e totale di non servire a niente, di non potere aiutarvi in nessun modo.
  • una felpa rossa a righe con cui Ale sembrava un grande piccolo uomo a 10 mesi
  • il passeggino ingestibile con voi ingestibili dentro. Tutti mi guardavano sempre o almeno a me sembrava così
  • le domande scomode: hai fatto delle cure? chi ha i gemelli in famiglia? ma come li riconosci? ma come fai? ma mangi? (aspetta, queste me le fanno ancora, non vale come ricordo)
  • avete iniziato a mangiare la mela omogeneizzata e mi sono sentita in colpa perché la grattugiata vi faceva schifo come se io c’entrassi qualcosa con i vostri gusti
  • mangiavo a rate, sempre. Uno di voi due aveva sempre bisogno di qualcosa
  • uscivo col passeggino anche con la neve, perché vi piaceva e piaceva a me guardarvi guardare il mondo
  • avete iniziato a camminare attaccati ad un carrello della spesa giocattolo. E come ridevo quando facevate le gare per il corridoio
  • parlate in modo sconnesso e la prima parola non me la ricordo, sembrava mamma ma non lo era
  • il primo compleanno al mare, la torta con due candeline e Ale che dormiva. Nemmeno ha visto la torta perché se la sono mangiata tutta gli invitati prima che si svegliasse
  • i pomeriggi d’inverno in cui tentavo di inventarmi giochi nuovi e quello che mi è rimasto è il vostro sguardo vivo, penetrante e pieno di aspettative che esattamente così già non lo ritrovo più in voi tre-enni
  • stringervi a me quando non pesavate niente, fermava il mondo. Anche adesso è bello stringervi ma non riesco più a tenervi in braccio come prima ovviamente e l’abbraccio si è evoluto, è meno totalizzante
  • non vi siete mai calcolati più di un tanto e mi sono sempre chiesta cosa fosse poi questo rapporto così speciale tra gemelli (e adesso inizio a capirlo…)
  • il ciucio a voi piace solo di una marca e solo se ha una cordicella attaccata, se no non vale…ma questo lo fate ancora.

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Questo post partecipa al tema del mese #ricordidamamma delle #StorMoms, di cui faccio orgogliosamente parte.

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