Ameni Conversari

Interno. Giorno. Ore 7.45

Rici: “Ale, mamma una sola”

Ale: “Noooo”

Rici: “Sì, Ale, mamma una sola, babbo uno, nonno no”

Santa Madre: “Sì bimbi, ognuno di noi ha una mamma, qualche fortunato ne ha persino due ma siete nati tutti da una mamma”

Rici: “Babbo?”

S.M. : “Sì anche babbo ha una mamma….è la nonna”

Rici: “Mamma Pippi no, mamma Pippi cielo”

S.M.: “Ehm sì….la mamma di Pippi è in cielo….”

Ale: “…eeeeh? aereo?”

S.M. :”ehm….no….non proprio….cioè sì…in cielo si vola con l’aereo ma succede che a volte le persone finiscono il tempo qui e vanno in cielo”

Ale: “qui casa Bologna?”

S.M.: “no ma mica qui a casa nostra, dico in generale…qui nel mondo, sulla terra…la vita finisce per tutti…”

Ale: “si ma con aereo”

Rici: “vola aereo vola, dopo sta su tetto e dopo cielo e dopo bye bye. come cane nonna”

S.M.: “va beh insomma, si va a scuola? eh?”

Ameni conversari di morte, madri e aerei. 

Prima prova di madre che intesse discorsi seri e profondi spiegando il senso della vita alla propria prole: fallita.

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La narrazione necessaria: perché parlare di Parigi con i nostri figli è meglio che tacere

Penso spesso a cosa avrei potuto dire, a cosa avrei potuto aggiungere, al mio contributo utile circa i fatti di Parigi. Ogni volta esce solo il silenzio.

Non posso aggiungere senso a qualcosa che senso non ne ha, da capo a coda io non trovo giustizia, verità, reazione che meriti di essere raccontata più del semplice fatto stesso.

Così ho preferito tacere, anche con i miei Cinni perché troppo piccoli mi dico, perché è molto più comodo per me, in realtà, evitargli per ora un bagno nel mondo.

Non è un atteggiamento che mi soddisfa, che mi rende fiera di me stessa e oggi, leggendo le righe che Chiara (la mia amica psicologa) mi ha mandato, ho capito cosa mancava, la motivazione per cui non mi sentivo”a posto”: la forza e il coraggio della narrazione per mantenere quel filo così necessario ai nostri figli, per rendergli meno buio un cammino di crescita, di questi tempi abbastanza precoce, per rendergli il senso o almeno provarci di quello che li circonda, per crescere uomini del domani capaci di armarsi di parole e significati e soltanto di questi.

A voi ripropongo quello che io non avrei saputo scrivere e che invece Chiara ha scritto benissimo.

Forse per la prima volta al mondo c’è un autore
che racconta l’esaurirsi di tutte le storie.
Ma per esaurite che siano, per poco che sia rimasto da raccontare,
si continua a raccontare ancora.

I.Calvino

In questi giorni di invasione violenta di immagini, filmati, dichiarazioni, statistiche e commenti sui social network mi sono chiesta: loro cosa ne pensano? Che idea si sono fatti di ciò che sta accadendo? E chi li sta aiutando in questo complesso lavoro di costruzione di significati?
Per “loro” intendo i più piccoli, ma anche coloro che stanno muovendo i primi passi nel mondo degli adulti e che, tra insicurezze e cambiamenti ormonali, sono fragili tanto quanto i più piccoli.

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Nessuna mamma

Quello che state per leggere non è farina del mio sacco.
Questo è un messaggio che mi è arrivato e che non posso nè voglio ignorare.
Questo è il vissuto di una mamma, di una donna che ha imparato a sue spese l’altro lato della medaglia luccicante e troppo spesso idealizzata della maternità, quello che nessuna mamma vorrebbe vivere ma che esiste, è reale e va raccontato. Perchè se anche ci fosse una sola altra mamma che ha lo stesso vissuto, sono sicura che per un breve momento si sentirà meno sola e diversa. Meno nessuna mamma.

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*** Questo post partecipa al tema del mese delle #StorMoms, di cui faccio orgogliosamente parte***

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Perché il Pap test conta

Questa è la mia storia personale.
Nulla di definitivo, generalizzato, universalmente valido, solo strettamente personale, solo la mia.
Non sto salendo in cattedra, insomma.
So però che la mia storia accomuna molte donne e so però che tante altre continuano a pensare che a loro non toccherà mai.
È per queste che ho deciso di scrivere.
Per quella piccola parte di donne, che spero sia piccola davvero, che pensa che la prevenzione sia cosa da poco, che non le riguardi o che “adesso non ho tempo, ci vado appena posso“.
Il momento giusto per andarci è ora, fidatevi.
Perché ne sono così sicura?
Perché è un errore che ho già commesso e mi piace pensare che gli errori servano ad imparare qualcosa che prima non sapevo.
Perché mediamente abbiamo 30 e passa anni e alzi la mano chi di noi ha fatto bambini col vecchio metodo del diamoci dentro? (Ma pure chi non ha bambini eh)

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Ode alla lentezza

Perché in queste settimane il tempo mi sfugge, a volte anche il significato, mi sfuggo io.
Allora oggi mi prendo una pausa.
E la auguro anche a voi, una domenica lenta. Una di quelle dove riscoprire qualcosa che credevate perduto da tempo, una di quelle che comincia con una doccia ghiacciata, una di quelle dove si mangia in famiglia, magari al fresco, di tovaglie bianche e tavolate lunghe e grasse risate e tanta vita.
Ce lo meritiamo.

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