La maternità non è un senso unico

Smettetela di dire che essere madre va in un sola direzione.

Davvero.

Fate il male delle donne, di quelle come voi, quel genere a cui dovreste essere legate per una questione quantomeno di empatia. Quelle che almeno una volta nella vita si sono sentite sminuite perché femmine, “tu non puoi alzare un peso del genere, faccio io uomo / tu non puoi prendere 2500 euro per un lavoro per cui sei più qualificata di un uomo perché non sei affidabile, vorrai figli, hai il ciclo, avrai una casa a cui badare e un uomo che vorrai seguire oltreoceano / tu non puoi giocare a calcio perché sei femmina / amore te lo apro io il vasetto che tu non hai forza“.

Quelle che una volta al mese danno la testa contro un muro e si fanno la giravolta ormonale come te, quelle che si chiedono ogni mattina se quella gonna o quel pantalone le fa il culo grosso, quelle che vorrebbero uscire struccate e sentirsi dire che sono bellissime. Quelle che camminano sempre sul filo del senso di inadeguatezza e tentano di stare più di qua che giù nel burrone perché non se lo possono permettere.

Quelle lì sono le tue sorelle.

Anche se non le conosci, anche se non saranno mai uguali a te, anche se la pensano completamente in modo diverso da te, quelle lì sono quelle che portano il tuo stesso peso incolpevole, quell’ombra che sono certa avrai sentito addosso anche tu, una volta, due, cento perché ci abbiamo costruito sopra millenni di società basata su quel fardello della supremazia maschile.

Certo, le cose sono cambiate, ci siamo evoluti, come no.

Allora smettetela, donne, di puntarvi il dito contro e fate la nostra magia.

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#ceravamotantoamati: tutta la verità sulla coppia post-figli

C’era una volta una coppia, un uomo e una donna (ma anche no, solo che io ho esperienza di questa modalità e di quello che conosco, parlo) che facevano quella che gli sembrava una vita “normale”.

La sera, se non avevano voglia di cucinare dopo una giornata lunghissima di lavoro, uscivano a cena in pizzeria o al ristorante.

C’era il cinema, il teatro, la domenica a letto fino alle 11.00, il caffè al bar in piedi al bancone in 2 minuti, la passeggiata in centro a guardare le vetrine per 3 ore, mano nella mano.

Iniziavano a programmare le vacanze 4 giorni prima, spendevano poco, salivano su un aereo con un bagaglio a mano e ciao mare.

Lei si depilava regolarmente, lui aveva un colorito roseo e la faccia beata di chi deve pensare ad una cosa alla volta.

Lei non aveva le occhiaie nere persistenti, comunque al massimo solo perché aveva rivisto le vecchie puntate di Grey’s Anatomy fino alle 3 della notte prima. Lui aveva i vestiti stirati e si trovava la colazione pronta la mattina.

Le lenzuola pulite ogni sabato, il trucco veloce veloce per andare al lavoro, la spesa in 25 minuti il mercoledì sera dopo l’ufficio.

Poi.

Poi succede quasi sempre che in due ti senti poco, ti senti pronto.

Decidi che il vostro amore è troppo grande per finire in quel circolo vizioso del sempre io e te e con tutto l’entusiasmo degli innamorati, metti su famiglia. Perché nel 90% dei casi, ci credi sempre moltissimo, ché siamo Millenials e come si usa un preservativo lo abbiamo capito più o meno tutti.

E avviene da subito, dal momento zero, la grande trasformazione che tutti gli amici con figli ti avevano prospettato ogni volta che li incontri per caso, perché col cavolo che esci con coppie con figli, se non li hai. (a parte qualche perla rara, tipo la mia santa amica G.)

Lei: “Amore, cambi tu il bambino?”

Lui: “e che palle, sono appena tornato dal lavoro”

Lei: “che palle CHE COSA che sono chiusa in casa con questo essere urlante DA TUTTO IL GIORNO?!?”

Lui: “ecco appunto, sei qui in casa TRANQUILLA, con il nostro meraviglioso figlio e te lo puoi godere tutto! ogni suo rumorino di pancia, ogni suo ruttino, ogni suo vomituzzo, ah che poesia! ma non sei felice? pensa a me che corro tutto il giorno, non lo vedo mai, ci passo pochissimo tempo. Pensa a me che è tutto il giorno che vedo delle facce da culo intorno a me e tu invece ti becchi questi bellissimi sorrisi bavosi”

Lei: “io? non mi vedi? sono il ritratto della felicità? sono così felice che sai cosa ti dico? ti regalo un po’ della mia gioia di neo madre, pensa come sono generosa! ad esempio, il tuo adorato figlio ha appena fatto quella GROSSA, quella che arriva fino a metà schiena ergo non ti dispiacerà affatto passare del tempo di assoluta qualità con la meraviglia di TUO figlio”

Lui: “come no, guarda che sono bravissimo! dai qua!”

Lei: ” vai, vai, facce vedè”

Venti minuti dopo una voce dall’oltretomba.

Lui: “Amoooooreeeee, dove sono i body?”

Lei: “primo cassetto”

Lui: ” ok ma di quale armadio?”

Lei: “ma che armadio! primo cassetto del fasciatoio!”

Lui: “e dove sono i pannolini?”

Lei: “sul fasciatoio, davanti a te, come fai a non vederli?!?!? ….scusa ma dove sei a cambiare il bambino?”

Lui: “sul nostro letto, no? perché? ….Aspetta, patatino, che babbo va un attimo di là a prendere le cose che ci servono e poi torna, eh. Mi raccomando non ti buttare giù dal letto, eh! Fermo lì, non muoverti che torno subito…

Lei: “MA STAI SCHERZANDO?!?!?!”

In fondo non è che non ci provano, è che non ci riescono (quasi) mai.

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#EduchiAmo… tutti insieme, però

Prima di avere figli, ero la madre perfetta.

Autorevole non autoritaria, dolce ma non fessa, comprensiva ma decisa.

Avrei insegnato finalmente l’educazione ai miei figli, mica come quei piccoli vandali con cui ho a che fare tutti i giorni in giro: urlanti, scalpitanti, sfacciati, capricciosi, svogliati.

Avrei insegnato finalmente un po’ di amore per la cultura ai miei figli, mica come quei ragazzetti che mi si presentano a lezione vantandosi di avere preso 4 nel compito in classe e di non avere la minima voglia di recuperare “perché tanto non serve a niente”.

Poi ho avuto dei figli veri, in carne ed ossa.

Mi sono resa subito conto che la miriade di luoghi comuni e frasi fatte sul rapporto genitori-figli, beh, erano tutte vere. La saggezza popolare in supposte, insomma.

Non importa quante volte io debba ripetere che non ci si scanna per una macchinina: loro lo faranno una volta di più.

Non importa quante volte io gli dica che non ci si mettono le dita nel naso: loro lo faranno sempre e davanti a chi gli pare.

Ma quello che più di tutto mi è parso chiaro quest’anno è che non sono sola nel percorso impervio di educare dei piccoli uomini del domani.

Questo è stato l’anno dell’ingresso dei Cinni in quel magico carrozzone che è il mondo scolastico e questo è stato l’anno peggiore della mia vita con loro.

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Ciao, sono io

Ciao, sono io.

Sono una mamma, come potrebbe essere la tua o quella di uno dei tuoi 162 amichetti che come te vivono a Monte Llano, Repubblica Domenicana, e grazie al cielo gravitano nella zona di azione dell’associazione “Los Amiguitos de Cristo”.

Sulla carta so tante cose di te, di voi.

So che chi è haitiano lì non se la passa molto bene, che siete profughi a casa vostra che non avete diritto né accesso a strutture sanitarie, all’educazione e ad un lavoro formale.

So che in generale sto dalla parte del mondo “giusta”, quella che i problemi se li inventa, quella che ne ha anche, di problemi ma nulla che possa nemmeno essere paragonato a non avere un’identità, una casa, un luogo dove poter essere riconosciuto cittadino e di conseguenza poter far valere dei diritti.

Anche qui i diritti, di recente, sembrano un optional sotto tanti punti di vista, sai?

Anche qui a volte in ospedale si muore per distrazione, anche qui ci sono persone che non sono considerate come tutti gli altri e sono emarginati, anche qui puoi andare in una buona scuola solo se paghi profumatamente altrimenti devi portarti a scuola anche la carta igienica.

Per questo ogni tanto penso che siamo tutti figli della stessa civiltà che sta morendo dietro alle cause perse o sbagliate o inutili.

La vostra non deve essere una causa persa. Non perché è lontana da noi, non è sotto i nostri occhi deve essere ignorata. Allora facciamoci un sorriso a vicenda, uno bello come questi qui.

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Diamo voce a voi, diamo voce ai bambini.

Se non lo cambiano loro ‘sto mondo, chi?

#azzeraladistanza

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Questo post è stato scritto per sostenere Mission Bambini e un progetto speciale: far sì che 35 bambini poveri che vivono in Repubblica Dominicana possano trovare in tempi brevi donatori che li seguano nella loro crescita con un’adozione a distanza, garantendo loro la possibilità di frequentare la scuola, ricevere pasti ed essere seguiti nella loro crescita.

Vogliamo “azzerare la distanza” tra l’Italia e i bambini in Rep. Dominicana e coinvolgere tutti in un grande viaggio collettivo che possa, con empatia e concretezza, far conoscere i bambini che hanno bisogno di aiuto.

Il 3 marzo “Una mamma green”, Silvana, atterrerà a Puerto Plata, in Repubblica Dominicana, e trascorrerà alcuni giorni con i bambini del centro “Los Amiguitos de Cristo”; racconterà in diretta sui social e sul blog queste giornate e coinvolgerà le sue lettrici nel vivere con lei, attraverso i suoi racconti, questo viaggio.

Cosa possiamo fare concretamente?

Per sostenere un bambino della Repubblica Dominicana attraverso un’adozione a distanza il contributo richiesto è di euro 25 al mese.
La donazione permetterà al bambino di ricevere un pasto quotidiano al centro, di frequentare la scuola e di avere i materiali didattici necessari (zaino, quaderni, biro) per lo studio.

Clicca qui e #azzeraladistanza

 

Il regalo che vorrei

Sono stata chiamata per una buona causa e rispondo, perché le buone cause mi piacciono e credo che facciano bene in primis a chi le sostiene.

Non tanto perché così ci laviamo la coscienza e il resto dell’anno chissenefrega di quello che facciamo, diciamo o non facciamo, diciamo.

Lo faccio perché penso che raccontare le cose belle che ci accadono attorno sia prima di tutto un dovere. Smettere di vedere nero a destra e manca è un dovere. Un esercizio che ci farebbe bene al cuore, a tutti quanti e proprio per questo è il più difficile e scomodo.

Mi hanno fatto una domanda semplice: raccontaci il regalo di Natale che ti ha fatto battere il cuore.

E non me ne è venuto in mente nemmeno uno specifico. Non perché non abbia ricevuto regali bellissimi, come no, sono stata una bambina fortunata, amata, viziata e proprio per questo non riesco a ricordare qualcosa di materiale che mi abbia colpito più di quanto non lo faccia ogni giorno un bel tramonto o un abbraccio. Per fortuna quella che sono ora ha capito più o meno da che parte sta la vera ricchezza.

Posso raccontare però il Natale che vorrei quest’anno, con le parole chiave che vorrei trovare sotto il mio albero:

serenità

dolcezza

risate a crepapelle

chiacchiere fino a notte fonda

un bicchiere di vino buono

un abbraccio da chi sta lottando contro un demone più forte

una carezza da chi non sa usare bene le parole, quasi mai

Questi sono i regali che mi farebbero battere il cuore davvero.

E voi?

Se volete dare una mano, ecco quello che di concreto e piccolo si può fare:

Prendete due fette di panettone e unitele per formare un cuore: il vostro gesto salverà la vita di tanti bambini cardiopatici.

L’invito arriva dai 1.000 volontari della Fondazione Mission Bambini, che nel fine settimana del 12 e 13 dicembre saranno nelle piazze di tutta Italia con il panettoncino “soffice cuore”. I fondi raccolti serviranno ad operare 100 bambini nati con una grave malattia al cuore in un Paese povero.

Scopri la piazza più vicina su missionbambini.org.

Condividi la tua foto e segui #amicidelcuore.

 

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Questo post è stato realizzato a sostegno della Fondazione Mission Bambini

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