#EduchiAmo… tutti insieme, però

Prima di avere figli, ero la madre perfetta.

Autorevole non autoritaria, dolce ma non fessa, comprensiva ma decisa.

Avrei insegnato finalmente l’educazione ai miei figli, mica come quei piccoli vandali con cui ho a che fare tutti i giorni in giro: urlanti, scalpitanti, sfacciati, capricciosi, svogliati.

Avrei insegnato finalmente un po’ di amore per la cultura ai miei figli, mica come quei ragazzetti che mi si presentano a lezione vantandosi di avere preso 4 nel compito in classe e di non avere la minima voglia di recuperare “perché tanto non serve a niente”.

Poi ho avuto dei figli veri, in carne ed ossa.

Mi sono resa subito conto che la miriade di luoghi comuni e frasi fatte sul rapporto genitori-figli, beh, erano tutte vere. La saggezza popolare in supposte, insomma.

Non importa quante volte io debba ripetere che non ci si scanna per una macchinina: loro lo faranno una volta di più.

Non importa quante volte io gli dica che non ci si mettono le dita nel naso: loro lo faranno sempre e davanti a chi gli pare.

Ma quello che più di tutto mi è parso chiaro quest’anno è che non sono sola nel percorso impervio di educare dei piccoli uomini del domani.

Questo è stato l’anno dell’ingresso dei Cinni in quel magico carrozzone che è il mondo scolastico e questo è stato l’anno peggiore della mia vita con loro.

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Benvenuta consapevolezza

Non sei mai pronta.

Al giorno in cui non smettono di picchiarsi quando gli dici di farlo.
Al giorno in cui ad un tuo no, rispondono con una linguaccia.
Al giorno in cui ridono alla sola vista della tua faccia arrabbiata che sta per esplodere.

Mi avevano detto che sarebbe arrivato ma io come al solito non ci ho creduto. Sono andata aventi dritta per la mia strada, pensando quello che pensano tutte le madri al primo (o primi) figlio: PER NOI sarà DIVERSO.

Certo, credici.

Sono fratelli, prima ancora di gemelli, il loro rapporto si evolve, è tutto normale ma per me che sono figlia unica, queste complicità segrete, questo essere uno ma due, questa lunghezza d’onda che sta sempre due toni sotto o sopra la tua mentre prima contavi tu e solo tu…no, a questo ora non ero preparata.

E non vorrei nemmeno esserlo, veramente.
Io li guardo e vedo due piccoli con la faccia da sberle, vero, ma pur sempre due piccoli bimbi di 3 anni e mezzo.
Adesso tutto è veloce e loro lo sono più di me, sono veloci nel sapere già quello che io non immaginavo nemmeno.
Sanno usare l’iPad, lo smartphone, il lettore cd ma non sanno più giocare con l’immaginario e chiedono cos’è e perché di tutto quello che io vorrei mostrargli. Ma no, loro non hanno tempo per aspettare me che credevo di essere una della nuova generazione.
Loro sono il futuro e io l’ho scoperto solo adesso.

Se ci sbatti il muso, lo sai, prima lo intuisci.
Benvenuta consapevolezza.

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Di come arrivo a sera

Che le giornate delle madri assomiglino a qualcosa che si scioglie più che a qualcosa che si ricompone in armonia verso la sera e quindi lentamente ad un altro giorno, ormai lo sappiamo tutte.

Le giornate di Santa Madre sembrano la giostra da cui vuoi scendere subito.

Santa Madre giura di svegliarsi quasi ogni mattina con il sorriso, a parte le mattine in cui MM accende la luce accecante della abat-jour prima ancora di aprire gli occhi, chè certe cose dovrebbero vietarle per legge, l’accensione istantanea della luce al primo drin della sveglia, per esempio. NO.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso, quindi, a parte le mattine in cui si è addormentata da circa 10 minuti e la sveglia suona. Perché le notti in bianco qui sono di casa, un po’ come le barrette di cioccolato o le patatine o le scenate isteriche perché dobbiamo metterci le scarpe, qui non mancano mai.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso quindi, a parte le mattine in cui un Cinno si lancia di ginocchia su di lei alle 6.45, puntuale. Dove terrà il suo piccolo orologio questo Cinno, a nessuno è dato saperlo.

Diciamo semplicemente che Santa Madre si alza con tutta la sua buona volontà e come tutte le madri sa già che sarà una giornata tosta, perché le madri non ce le hanno le giornate light. O meglio ce le hanno quando delegano tutto agli altri e l’impegno della giornata più triviale rimane rifarsi le unghie….quindi mai.

Ogni tanto tra noi della stessa specie ci chiediamo incerte: “ma tu come arrivi a sera?

Beh, cara, ci arrivo più o meno come tutte le altre: due giravolte, due piroette, qualcosa dimenticato al supermercato, duecento trenini assemblati, milioni di baci, una multa presa e una schivata, la casa appiccicosa, la cuffia persa chissà dove, una telefonata di meno, una lavatrice di più…et voilà, la sera è già qua.

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I gemelli sono un’altra storia

Ogni tanto guardo i miei figli e mi chiedo: “ ma perché?

Sì, lo so che non è qualcosa che le madri ammettono volentieri ma io sono specializzata negli statements scomodi, ormai lo sapete.

Perché alla fine sono una bis-mamma senza volontà. Non ho scelto di avere due figli, ho semplicemente vinto alla roulette russa del 2×1.

Certi giorni è veramente dura e quando sento quelle frasi di circostanza stupide quanto chi le pronuncia, mi viene letteralmente voglia di preparare due piccole valigie e di spedirli a casa loro, i gemelli che tanto desiderano tutti.

Non è normale avere due bambini piccoli contemporaneamente, ve lo devo proprio dire. L’umano non è un cane, un gatto, un animale con solo istinto di sopravvivenza. Non è che dopo 4 mesi i cuccioli camminano e qualcuno gli riempie una ciotola o alla meno peggio finiamo tutti assieme in un bel branco e c’è una specie di divisione dei compiti. Dopo qualche mese è tutto finito e i piccoli vanno per la loro strada, tu ti vai pettinare la criniera in mezzo alla savana.

No. Gli umani sono così pieni di sovrastrutture che avere due neonati contemporaneamente assomiglia più ad un girone infernale dantesco. Perché anche se sono due, sono tutti affari tuoi. Curare, consolare, vestire, giocare, sfamare, non sbagliare. Per due.

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Ameni Conversari

Interno. Giorno. Ore 7.45

Rici: “Ale, mamma una sola”

Ale: “Noooo”

Rici: “Sì, Ale, mamma una sola, babbo uno, nonno no”

Santa Madre: “Sì bimbi, ognuno di noi ha una mamma, qualche fortunato ne ha persino due ma siete nati tutti da una mamma”

Rici: “Babbo?”

S.M. : “Sì anche babbo ha una mamma….è la nonna”

Rici: “Mamma Pippi no, mamma Pippi cielo”

S.M.: “Ehm sì….la mamma di Pippi è in cielo….”

Ale: “…eeeeh? aereo?”

S.M. :”ehm….no….non proprio….cioè sì…in cielo si vola con l’aereo ma succede che a volte le persone finiscono il tempo qui e vanno in cielo”

Ale: “qui casa Bologna?”

S.M.: “no ma mica qui a casa nostra, dico in generale…qui nel mondo, sulla terra…la vita finisce per tutti…”

Ale: “si ma con aereo”

Rici: “vola aereo vola, dopo sta su tetto e dopo cielo e dopo bye bye. come cane nonna”

S.M.: “va beh insomma, si va a scuola? eh?”

Ameni conversari di morte, madri e aerei. 

Prima prova di madre che intesse discorsi seri e profondi spiegando il senso della vita alla propria prole: fallita.