L’amore ai tempi dell’asilo #2

“Mamma ho trovato una fidanzata”

“Ah, un’altra?”

“No Giulia”

“Non è più Giulia? Cioè l’hai cambiata?”

“Sì, mamma, perchè Giulia è monella e mi tratta male”

“Beh, allora hai fatto bene…e come si chiama questa nuova?”

“Anita. Perché Anita è bella, gentile e dice sempre grazie”

“Pure educata!”

“Sì mamma, è quella. E poi non mi picchia mai”

“…eh…sarebbe il minimo sindacale ma…”

Nella conversazione avvincente si inserisce Cinno R.

“Anche Alice non mi picchia. Nemmeno gli altri due”

“…in che senso? gli altri amici?”

“No, gli altri fidanzati”

“Ha 3 fidanzati? tu e altri due?!”

“Beh sì mamma, da solo non ce la faccio”

Chi ben comincia, è a metà dell’opera…

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Ameni Conversari

Interno. Giorno. Ore 7.45

Rici: “Ale, mamma una sola”

Ale: “Noooo”

Rici: “Sì, Ale, mamma una sola, babbo uno, nonno no”

Santa Madre: “Sì bimbi, ognuno di noi ha una mamma, qualche fortunato ne ha persino due ma siete nati tutti da una mamma”

Rici: “Babbo?”

S.M. : “Sì anche babbo ha una mamma….è la nonna”

Rici: “Mamma Pippi no, mamma Pippi cielo”

S.M.: “Ehm sì….la mamma di Pippi è in cielo….”

Ale: “…eeeeh? aereo?”

S.M. :”ehm….no….non proprio….cioè sì…in cielo si vola con l’aereo ma succede che a volte le persone finiscono il tempo qui e vanno in cielo”

Ale: “qui casa Bologna?”

S.M.: “no ma mica qui a casa nostra, dico in generale…qui nel mondo, sulla terra…la vita finisce per tutti…”

Ale: “si ma con aereo”

Rici: “vola aereo vola, dopo sta su tetto e dopo cielo e dopo bye bye. come cane nonna”

S.M.: “va beh insomma, si va a scuola? eh?”

Ameni conversari di morte, madri e aerei. 

Prima prova di madre che intesse discorsi seri e profondi spiegando il senso della vita alla propria prole: fallita.

Creatività DIY, caldo africano e traslocare con due gemelli

Abbiamo parecchi problemi a gestire il caldo.

O meglio, abbiamo parecchi problemi a gestirci. Punto.

Quando uno trasloca ed è single, è tutto meraviglioso. Prima non lo sapevo e mi lamentavo dei 4 scatoloni e 3 valigie che mi sono trascinata per quasi 10 anni in giro per Bologna, da una stanza all’altra, una studentessa vagabonda.

Poi “metti su” casa e gli scatoloni diventano 10-15, giusto perché la nonna ti ha regalato quel set di asciugamani ricamati e la mamma ti ha gentilmente offerto i suoi strofinacci per asciugare i piatti così non li devi comprare.

Poi “metti su” famiglia e gli scatoloni diventano milioni. Sono come gli acari, ovunque. Di dimensioni variegate, si annidano in ogni angolo, fastidiosi, a volte li nascondi così bene ma sai che sono lì a metterti l’ansia del provvisorio, del nuovo che spinge per arrivare.

Questi periodi di mezzo sono micidiali. Non sei nè di qua nè di là, perdi vestiti, perdi lo scolapasta e lo spremiagrumi.

Perdi di vista bambini che tolgono cose dallo scatolone appena fatto oppure ne buttano dentro a caso e ti ritrovi con Saetta McQueen che ammicca in mezzo alla collezione di cd che non sai neanche perché la tieni se non hai più lo stereo da anni.

In tutto questo, ci sono 40 gradi e, appunto, due gemelli.

In tutto questo, che culo, ci sono tantissime attività DIY con cui occupare 4 piccole mani voraci.

La più gettonata di questi giorni è il trenino delle lettere.
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Venerdì del libro #25 : E se fosse…

Il mondo del possibile è sempre affascinante, per i piccoli poi è un vero e proprio rifugio, una casetta sull’albero comoda comoda, la copertina calda d’inverno.

Da bambina immaginavo spesso situazioni, panorami, luoghi alternativi dove tutto andava come doveva andare, in pratica come volevo io. Abusavo spesso dei “se” e dei “ma”, mi piaceva già parecchio leggere come mi piace ora, mi piaceva la terza via, la terza dimensione e tutte quelle fantasie molto tipiche dei bimbi che non vogliono mai diventare grandi.
I Peter Pan in erba sono sempre quelli che stregano al primo colpo.

Se fossi nata ai tempi degli eBook, questo lo avrei adorato, divorato, gustato.

Esefosse

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Le migliori 5 (e passa) App per bambini sotto i 3 anni che non puoi non avere

Che amo la tecnologia si era capito?
Sono una specie di Giano bifronte sull’argomento: odio i Kindle perché io, i libri, li devo annusare, stropicciare, sentire. Odio la televisione abbastanza e sopra ogni cosa lo zapping selvaggio serale. Odio quelli che scaricano App ad minchiam , tipo la spada laser di Star Trek, e poi vanno a sventolarle al bar con gli amici come fosse la gara dei centimetri da spogliatoio.

Però amo il computer e i cellulari che mi fanno anche il caffè praticamente. Amo il potere della possibilità di conoscenza sconfinata che ci ha regalato Internet, comprese le immense cazzate che ci si trovano dentro. È come quando leggevo La Posta di Cioè per non perdermi l’ultima chicca su come non rimanere incinta dal contatto di mani (giuro, qualcuna lo ha chiesto).

Ai miei figli, che sono i cosiddetti nativi digitali, non posso negare l’evoluzione che ha preso la nostra specie.

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