Viaggio nella pedagogia alternativa: l’asilo nel bosco

Ho iniziato da tempo ad interessarmi di pedagogia, ovviamente con il lavoro che faccio era imprescindibile, e la materia è veramente complessa, varia e da approfondire con cautela.

Tanto varia che nuove correnti di pensiero sono nate negli ultimi 50 anni e magari nemmeno ce ne siamo accorti.

Da genitori, a volte è difficile districarsi tra le offerte formative, la pedagogia che le sostiene, la struttura che accoglie e gli insegnanti o educatori che si prendono cura dei nostri figli.

Ho deciso di parlarvi, in due “appuntamenti” dedicati, di due modi diversi di vivere la scuola con cui mi sono scontrata-incontrata più recentemente: l’asilo nel bosco e la flipped class.

Partiamo subito con qualche informazione sulla “pedagogia del bosco” che sta prendendo piede anche nella mia città.

Cos’è, dove e quando nasce?

Il primo asilo nel bosco è nato negli anni ’50 in Danimarca ma nel giro di pochi anni nasceranno tanti asili di questo genere in tutto il Nord Europa.

Sono centri educativi dove la giornata è svolta principalmente all”aperto in qualunque stagione dell’anno (sì, anche in inverno!) e la cui filosofia si basa su principi ben definiti:

  • la natura come fonte inesauribile di gioco e stimolazione positiva nel bambino, che ne riconoscerà istintivamente il valore e imparerà a rispettarne i ritmi e la valenza per noi essere umani
  • il gioco libero, associato ad una routine quotidiana, come stimolo allo sviluppo delle relazioni sociali, della sicurezza e della fiducia in sé stessi anche in relazione alla possibilità di muoversi in libertà in uno spazio ideale come quello del bosco

canada

…e in Italia?

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Lavoretti di Natale…per mamme impedite

Il Natale.

Fonte inesauribile di crafting.

Crafting.

Fonte inesauribile di disagio di milioni di madri che, come me, hanno dei seri problemi con la manualità.

Eppure, in queste lunghissime giornate di festa, dove alla fine hai un solo pensiero fisso – quando finisce ‘sto periodo di Natale? – altalenato a – sono l’unica che ha il forte impulso di dormire tutto il giorno sotto una coperta lasciando casa e figli allo stato brado e che si autogestiscano tutti quanti? – eppure, dicevo, ti senti un po’ in dovere di rendere giustizia alla magia del Natale.

Ho scavato un po’ in rete e ho trovato delle idee semplicissime per pasticciare tutti insieme, non distruggere la casa – possibilmente – ed utilizzare materiali a costo minimo e che dovremmo avere un po’ tutti in casa.

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Regali alle maestre? Se proprio, che siano libri!

Mi aspettavo che sarebbe arrivato il fatidico momento, a maggio.

Avete mai fatto caso che l’isteria delle madri a maggio si moltiplica perché sembra che ci sia vita, sul pianeta Terra, solo in quel mese lì?

Saggi, recite, pizzate, feste di fine qualcosa, toto regali alle maestre, matrimoni, cresime, comunioni. Tutto succede a maggio.

Nel vortice uno rischia di perdersi o quantomeno di fare le scelte sbagliate, del tipo che compri le solite tazzine a chi si sposa e una penna a quello che fa la Cresima, poveretto.

Per le maestre quest’anno sono arrivata pronta, prontissima. Posto che io non sono d’accordo con i regali personali a persone che svolgono il loro lavoro, a professioniste che vengono pagate per educare e accudire i miei figli, sono invece molto pro a regali utili per il lavoro della classe intera. Una donazione al sapere comune, se vogliamo.

Niente di meglio di…libri!!!

Vi propongo 3 must secondo i miei modesti gusti.

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Creatività DIY, caldo africano e traslocare con due gemelli

Abbiamo parecchi problemi a gestire il caldo.

O meglio, abbiamo parecchi problemi a gestirci. Punto.

Quando uno trasloca ed è single, è tutto meraviglioso. Prima non lo sapevo e mi lamentavo dei 4 scatoloni e 3 valigie che mi sono trascinata per quasi 10 anni in giro per Bologna, da una stanza all’altra, una studentessa vagabonda.

Poi “metti su” casa e gli scatoloni diventano 10-15, giusto perché la nonna ti ha regalato quel set di asciugamani ricamati e la mamma ti ha gentilmente offerto i suoi strofinacci per asciugare i piatti così non li devi comprare.

Poi “metti su” famiglia e gli scatoloni diventano milioni. Sono come gli acari, ovunque. Di dimensioni variegate, si annidano in ogni angolo, fastidiosi, a volte li nascondi così bene ma sai che sono lì a metterti l’ansia del provvisorio, del nuovo che spinge per arrivare.

Questi periodi di mezzo sono micidiali. Non sei nè di qua nè di là, perdi vestiti, perdi lo scolapasta e lo spremiagrumi.

Perdi di vista bambini che tolgono cose dallo scatolone appena fatto oppure ne buttano dentro a caso e ti ritrovi con Saetta McQueen che ammicca in mezzo alla collezione di cd che non sai neanche perché la tieni se non hai più lo stereo da anni.

In tutto questo, ci sono 40 gradi e, appunto, due gemelli.

In tutto questo, che culo, ci sono tantissime attività DIY con cui occupare 4 piccole mani voraci.

La più gettonata di questi giorni è il trenino delle lettere.
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L’orologio che ci tiene in riga

Ultimamente i Cinni hanno avuto moti di ribellione sempre più marcati.

Hanno imparato a dire NO. Non solo a scuotere la testa ma finalmente anche a pronunciare queste due lettere semplici semplici ma dal significato pesante.

Non è ancora il momento del NO a tutto, è più un NO rivolto ai doveri.

Se di doveri vogliamo parlare.

Perché lavarsi le mani o mangiare nella mia testa sono catalogate sotto “daily routine” ma nella testa di un duenne suona come “che due palle devo fare una cosa che non sia lanciare di tutto in aria“.

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