Caro Babbo Natale, sei proprio un uomo

Caro Babbo Natale,

non so se ti ricordi di me.

Sono quella che voleva il Pisolone l’anno scorso (in realtà lo ho voluto per anni) ma alla fine non mi hai accontentato nemmeno in corner.

Volevo dirti che va bene lo stesso però alla fine ho pensato che sei proprio un uomo. Nel senso dispregiativo del termine, ovviamente.

Sembra un po’ come quando mandi tuo marito al supermercato con una lista precisa e lui torna con 4 casse di birra, 23 euro di vino e delle uova. Perché con le uova ci puoi fare tutto, dice lui.

Quest’anno ho deciso quindi di rivolgermi a Mamma Natale. Non te ne avere a male, caro Babbo, ma io davvero di occasioni te ne ho date tante e non dico che mi hai sempre deluso, per carità però capisci che c’è la crisi economica? Che il posto fisso è un sogno?

Indi per cui:

Cara Mamma Natale,

quest’anno non sono stata brava, te lo dico subito così ti risparmio il controllo di rito sul librone presenze.

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Mamme e lavoro, la storia vera

Fare un figlio non è stato proprio un atto casuale per me.

Io un figlio lo volevo e ho deciso di averne uno in un determinato momento della mia vita.

L’atto casuale è stato semmai farne due in un colpo solo.

Avevo un lavoro. Bello, brutto, non stiamo tanto a sindacare.

Avevo un contratto a tempo indeterminato in un’azienda medio-piccola bolognese.

Se lavoravi bene, come ho sempre cercato di fare, avevi quello stipendio fisso. Se scaldavi la sedia, avevi lo stesso stipendio fisso. Uno di quei posti eterni, dove le persone ormai vanno a sedersi la mattina e si alzano la sera. I primi tempi ci credono pure, magari, nel poter fare la differenza, poi diventa come mangiare. Devi andarci e ci vai.

Io ci credevo ancora, perchè ero molto giovane, perchè ero fresca di università, perchè avevo voglia di imparare e di spendermi al 100%. Poi mi è passata, perchè al mio impegno seguivano solo calci negli stinchi e mi sentivo ogni giorno più persa.

Il mio futuro marito qualche mese prima aveva cambiato lavoro, sempre con un contratto a tempo indeterminato.

Avevamo una casa, due stipendi, un matrimonio da organizzare, perchè non provare ad avere un figlio?

A rimanere incinta ci ho messo pochissimo, a realizzare che niente sarebbe stato più come prima ci ho messo molto di più.

Ho scoperto che erano due gemelli dopo qualche settimana dalla linea doppia del test. Stavo parecchio male, avevo crampi e perdite, sono rimasta a casa dall’ufficio.

La mia capa, una donna, non ha commentato la mia gravidanza. Mi è sembrata abbastanza comprensiva, lei che non lo era facilmente e ho pensato di essere tutto sommato fortunata.

Solo che.

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La maternità non è un senso unico

Smettetela di dire che essere madre va in un sola direzione.

Davvero.

Fate il male delle donne, di quelle come voi, quel genere a cui dovreste essere legate per una questione quantomeno di empatia. Quelle che almeno una volta nella vita si sono sentite sminuite perché femmine, “tu non puoi alzare un peso del genere, faccio io uomo / tu non puoi prendere 2500 euro per un lavoro per cui sei più qualificata di un uomo perché non sei affidabile, vorrai figli, hai il ciclo, avrai una casa a cui badare e un uomo che vorrai seguire oltreoceano / tu non puoi giocare a calcio perché sei femmina / amore te lo apro io il vasetto che tu non hai forza“.

Quelle che una volta al mese danno la testa contro un muro e si fanno la giravolta ormonale come te, quelle che si chiedono ogni mattina se quella gonna o quel pantalone le fa il culo grosso, quelle che vorrebbero uscire struccate e sentirsi dire che sono bellissime. Quelle che camminano sempre sul filo del senso di inadeguatezza e tentano di stare più di qua che giù nel burrone perché non se lo possono permettere.

Quelle lì sono le tue sorelle.

Anche se non le conosci, anche se non saranno mai uguali a te, anche se la pensano completamente in modo diverso da te, quelle lì sono quelle che portano il tuo stesso peso incolpevole, quell’ombra che sono certa avrai sentito addosso anche tu, una volta, due, cento perché ci abbiamo costruito sopra millenni di società basata su quel fardello della supremazia maschile.

Certo, le cose sono cambiate, ci siamo evoluti, come no.

Allora smettetela, donne, di puntarvi il dito contro e fate la nostra magia.

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#tiimmaginavopeluche…ma anche no

Sono cresciuta con un costante aneddoto, tipo sogno ricorrente.

Mia madre raccontava spesso che quando sono nata ero brutta ma così brutta che la prima volta che mi ha visto si è impressionata. Nera, cianotica, sporca insomma brutta.

Così i neonati li ho sempre immaginati così piccoli, brutti, neri, sporchi.

Naturale che non avessi una gran smania di diventare madre. Fino ai 25 anni andavo ripetendo a gran voce che mai mi sarei sposata e mai avrei generato uno di quei piccoli cosi. Ah, beata gioventù.

Quando sono rimasta incinta ma soprattutto quando ho saputo di aspettare due gemelli non mi sono focalizzata tanto sull’aspetto fisico quanto sulla questione caratteriale. Per natura, mi aspetto sempre il peggio da ogni situazione e anche se ci sto lavorando con tanto zelo, l’ormone maternità lì mi ha giocato brutti scherzi.

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Di come arrivo a sera

Che le giornate delle madri assomiglino a qualcosa che si scioglie più che a qualcosa che si ricompone in armonia verso la sera e quindi lentamente ad un altro giorno, ormai lo sappiamo tutte.

Le giornate di Santa Madre sembrano la giostra da cui vuoi scendere subito.

Santa Madre giura di svegliarsi quasi ogni mattina con il sorriso, a parte le mattine in cui MM accende la luce accecante della abat-jour prima ancora di aprire gli occhi, chè certe cose dovrebbero vietarle per legge, l’accensione istantanea della luce al primo drin della sveglia, per esempio. NO.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso, quindi, a parte le mattine in cui si è addormentata da circa 10 minuti e la sveglia suona. Perché le notti in bianco qui sono di casa, un po’ come le barrette di cioccolato o le patatine o le scenate isteriche perché dobbiamo metterci le scarpe, qui non mancano mai.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso quindi, a parte le mattine in cui un Cinno si lancia di ginocchia su di lei alle 6.45, puntuale. Dove terrà il suo piccolo orologio questo Cinno, a nessuno è dato saperlo.

Diciamo semplicemente che Santa Madre si alza con tutta la sua buona volontà e come tutte le madri sa già che sarà una giornata tosta, perché le madri non ce le hanno le giornate light. O meglio ce le hanno quando delegano tutto agli altri e l’impegno della giornata più triviale rimane rifarsi le unghie….quindi mai.

Ogni tanto tra noi della stessa specie ci chiediamo incerte: “ma tu come arrivi a sera?

Beh, cara, ci arrivo più o meno come tutte le altre: due giravolte, due piroette, qualcosa dimenticato al supermercato, duecento trenini assemblati, milioni di baci, una multa presa e una schivata, la casa appiccicosa, la cuffia persa chissà dove, una telefonata di meno, una lavatrice di più…et voilà, la sera è già qua.

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