E se i bulli fossero i genitori?

Ho guardato tutta d’un fiato la serie del momento “13 reasons why“, come tutti a giudicare dai post che vedo sui social.

Credo ci siano ragioni ben precise per cui questa serie ha riscosso così tanto successo e di certo è vero che negli ultimi anni tante delle serie tv prodotte abbiano raggiunto livelli di sceneggiatura e produzione migliori della maggior parte dei film girati quindi non c’è nulla di cui stupirsi.

La serie in questione non è priva di difetti, ci mancherebbe, ma ha il grande merito di portare ad una riflessione su temi che finora sono stati toccati in modi molto diversi da questo che risulta, di fatto, il più immediato.

Per chi vivesse in un universo parallelo e non sapesse di che sto parlando, evito spoiler ma vi basti sapere che la serie parla di una ragazza di 16 anni, suicida, che decide di lasciare delle cassette audio dove racconta i motivi che l’hanno spinta a compiere un gesto tanto disperato e farle avere a coloro che hanno contribuito a renderle la vita insopportabile.

In parole semplici può sembrare una commediola da teenagers, nel particolare mi ha colpito perchè mi ha costretta alla riflessione su un tema attuale come non mai. I casi di bullismo si sprecano nelle cronache dei nostri giornali, come se prima non esistesse un fenomeno del genere.

No, mi dispiace, c’è un po’ di bullo in ognuno di noi, fatto o subito.

Ci siamo passati in molti.

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A te

A te che oggi mi manchi e chissà se capirai che sei proprio tu.

A noi mamme che abbiamo tutte una persona così da qualche parte, nella nostra precedente vita da non mamme.

“Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.”

C. Bukowski

I litigi fra gemelli

Si sta aprendo un nuovissimo capitolo della vita da gemelli.

Ora i litigi si fanno per bene, con tanto di drama e dialoghi – ai miei occhi esilaranti – ma ai loro tragici come una di quelle telenovela ispaniche.

Cinno A.: “Mamma, Riky dice che io non sono suo amico!”

Santa Madre:  “Ma come? certo che lo sei e sei molto più di un amico, sei suo fratello”

Cinno R.:  “No, mamma, io non posso farmi piacere mio fratello per forza. Tu non mi piaci, a me piace solo Simone.”

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La maternità non è un senso unico

Smettetela di dire che essere madre va in un sola direzione.

Davvero.

Fate il male delle donne, di quelle come voi, quel genere a cui dovreste essere legate per una questione quantomeno di empatia. Quelle che almeno una volta nella vita si sono sentite sminuite perché femmine, “tu non puoi alzare un peso del genere, faccio io uomo / tu non puoi prendere 2500 euro per un lavoro per cui sei più qualificata di un uomo perché non sei affidabile, vorrai figli, hai il ciclo, avrai una casa a cui badare e un uomo che vorrai seguire oltreoceano / tu non puoi giocare a calcio perché sei femmina / amore te lo apro io il vasetto che tu non hai forza“.

Quelle che una volta al mese danno la testa contro un muro e si fanno la giravolta ormonale come te, quelle che si chiedono ogni mattina se quella gonna o quel pantalone le fa il culo grosso, quelle che vorrebbero uscire struccate e sentirsi dire che sono bellissime. Quelle che camminano sempre sul filo del senso di inadeguatezza e tentano di stare più di qua che giù nel burrone perché non se lo possono permettere.

Quelle lì sono le tue sorelle.

Anche se non le conosci, anche se non saranno mai uguali a te, anche se la pensano completamente in modo diverso da te, quelle lì sono quelle che portano il tuo stesso peso incolpevole, quell’ombra che sono certa avrai sentito addosso anche tu, una volta, due, cento perché ci abbiamo costruito sopra millenni di società basata su quel fardello della supremazia maschile.

Certo, le cose sono cambiate, ci siamo evoluti, come no.

Allora smettetela, donne, di puntarvi il dito contro e fate la nostra magia.

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