Le “P” cronache: this is the end

Santa Madre si ritiene fortunata.

Può benissimo affermare, con una certa cognizione di causa, che il periodo critico sia finito.

Certo, ancora si notano piccoli dettagli da perfezionare, ad esempio una certa ritrosia di Cinno Ale all’utilizzo del vasino, pannolini notturni, impossibilità di svuotarsi in qualunque luogo pubblico…ma queste risultano inezie di fronte alla chiara volontà di non rimettersi il pannolino ogni 3 minuti o al pavimento pulito per più di 4 ore di fila.

Santa Madre si sente una dea.

La dea del pavimento asciutto.

La dea col figlio che si lava e asciuga il vasino.

Dovrà ripristinare in agenda l’uscita al parco in mezzo alle madri-iene almeno una volta, solo per vantarsi finalmente di una qualità assurda del proprio figlio. Ma…anche no, ci sarà sicuramente quella che “mio figlio non solo si lava il vasino ma si lava pure il culo da solo”.

Desistiamo.

  

Continua a leggere

Le “P” cronache: settimana 5

Santa Madre a rapporto.

Di questa settimana che cosa resterà? Gli anni 80.

Sì, perché questa settimana è stata un po’ un tuffo nel passato a ritmo di RadioCapital TV.

Cinno Ale proseguiva immutato il suo cammino di pisciante pazzo e sconclusionato fino ad un torrido venerdì, quando, il suddetto Cinno, si sveglia con 39 di febbre. Considerando che esternamente siamo arrivati a 35 gradi e lui di suo ne faceva pure 39,5, sulla sua coscia ci si poteva tranquillamente fare il barbecue.

  

Continua a leggere

Le “P” cronache: settimana 4

Non ci può credere.
È passato 1 mese.
Santa Madre non ci crede.

È arrivato giugno, quel mese magico, secondo la tradizione della nonna, in cui i pannolini volano via da soli.

Mi è stato detto “ma perché non hai aspettato giugno per togliere il pannolino ai Cinni? È tutto più facile, fa caldo”.
Come se il caldo avesse proprietà di ritenzione idrica sulla vescica. Come se il caldo fosse sinonimo di una loquacità spontanea e via che mi ritrovo a chiacchierare di cacca e pipì con due Cinni fino ad allora muti.

   

Continua a leggere

Del perché credo nell’amore

C’era una volta una ragazza che stava per diventare donna.

Nessuno le aveva mai spiegato come si faceva, a fare la donna, ma tutti continuavano a dirle che a 18 anni si diventa grandi, si diventa adulti e lei iniziava quasi a crederci.

Ci credeva così tanto che aveva deciso che avrebbe passato l’estate a fare casino e casini, prima che arrivasse l’autunno e si portasse via i suoi anni da ragazzina.

In mezzo al nulla, la ragazza sceglie un ragazzo, uno con cui fare casino, ché si sa che in due si fa più rumore.

Il ragazzo diceva di amarla come si può fare a 18 anni, tutto e subito, tutto in una notte ché di aspettare non si ha mai tempo, c’è troppa vita da mangiarsi, dopo.

Pare che comunque fosse uno di quelli che quando gli parli ti ascoltano, una merce rara, e la ragazza nemmeno se n’era accorta, vuoi perché era un po’ prevenuta verso il mondo, vuoi perché era ingenua, vuoi perché del genere maschile aveva ancora pochissima esperienza, fatto sta che lei parlava, parlava, parlava sempre. Tanto era molto sicura che fosse musica di sottofondo.

Un giorno la ragazza racconta una storia al ragazzo, molto sicura che sarebbe rimasto uno di quegli aneddoti da sottofondo.

Continua a leggere