Apparizioni, sparizioni

Io proprio non ce la faccio ad essere costante.

Io sono costante solo nel non esserlo.

Ci sono state cose che mi hanno tenuta lontana da questo luogo e poi ci sono state cose che me lo hanno fatto brillare davanti come La Mecca.

Intanto devo dire che è proprio bello quando delle persone sconosciute si prendono la briga di scriverti un messaggio per dirti semplicemente che sei stata d’aiuto con una qualunque esperienza che hai riportato sul blog.

Mi piace essere d’aiuto.

Non è così scontato, non sempre si può o si pensa di esserlo ma quando un mezzo che a prima vista può sembrare superfluo, ti restituisce sorrisi e una piccola gioia, è molto prezioso.

Mi ero dimenticata anche come ci si sente ad essere gratificati per un lavoro che si è svolto con passione. Non me lo ricordavo perché non succedeva da molto tempo, nemmeno quando in realtà lavoravo tante, troppe ore al giorno.

Ma è luglio, i miei corsi sono finiti e quest’estate mi porterò dentro degli abbracci e dei baci di piccoli alunni felici. Mi porterò dietro anche una me più serena degli obiettivi che può raggiungere facendosi un discreto culo a mazzo.

Perché, voi mamme, vi fermate mai a dirvi che siete brave? Che ci avete provato con tutte voi stesse ad essere al top in ogni dove e in ogni compito?

Il mio compito delle vacanze sarà questo. Voglio dirmi brava un po’ più spesso.

E far sparire un sacco di gelati, anche.

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La maternità non è un senso unico

Smettetela di dire che essere madre va in un sola direzione.

Davvero.

Fate il male delle donne, di quelle come voi, quel genere a cui dovreste essere legate per una questione quantomeno di empatia. Quelle che almeno una volta nella vita si sono sentite sminuite perché femmine, “tu non puoi alzare un peso del genere, faccio io uomo / tu non puoi prendere 2500 euro per un lavoro per cui sei più qualificata di un uomo perché non sei affidabile, vorrai figli, hai il ciclo, avrai una casa a cui badare e un uomo che vorrai seguire oltreoceano / tu non puoi giocare a calcio perché sei femmina / amore te lo apro io il vasetto che tu non hai forza“.

Quelle che una volta al mese danno la testa contro un muro e si fanno la giravolta ormonale come te, quelle che si chiedono ogni mattina se quella gonna o quel pantalone le fa il culo grosso, quelle che vorrebbero uscire struccate e sentirsi dire che sono bellissime. Quelle che camminano sempre sul filo del senso di inadeguatezza e tentano di stare più di qua che giù nel burrone perché non se lo possono permettere.

Quelle lì sono le tue sorelle.

Anche se non le conosci, anche se non saranno mai uguali a te, anche se la pensano completamente in modo diverso da te, quelle lì sono quelle che portano il tuo stesso peso incolpevole, quell’ombra che sono certa avrai sentito addosso anche tu, una volta, due, cento perché ci abbiamo costruito sopra millenni di società basata su quel fardello della supremazia maschile.

Certo, le cose sono cambiate, ci siamo evoluti, come no.

Allora smettetela, donne, di puntarvi il dito contro e fate la nostra magia.

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#ceravamotantoamati: tutta la verità sulla coppia post-figli

C’era una volta una coppia, un uomo e una donna (ma anche no, solo che io ho esperienza di questa modalità e di quello che conosco, parlo) che facevano quella che gli sembrava una vita “normale”.

La sera, se non avevano voglia di cucinare dopo una giornata lunghissima di lavoro, uscivano a cena in pizzeria o al ristorante.

C’era il cinema, il teatro, la domenica a letto fino alle 11.00, il caffè al bar in piedi al bancone in 2 minuti, la passeggiata in centro a guardare le vetrine per 3 ore, mano nella mano.

Iniziavano a programmare le vacanze 4 giorni prima, spendevano poco, salivano su un aereo con un bagaglio a mano e ciao mare.

Lei si depilava regolarmente, lui aveva un colorito roseo e la faccia beata di chi deve pensare ad una cosa alla volta.

Lei non aveva le occhiaie nere persistenti, comunque al massimo solo perché aveva rivisto le vecchie puntate di Grey’s Anatomy fino alle 3 della notte prima. Lui aveva i vestiti stirati e si trovava la colazione pronta la mattina.

Le lenzuola pulite ogni sabato, il trucco veloce veloce per andare al lavoro, la spesa in 25 minuti il mercoledì sera dopo l’ufficio.

Poi.

Poi succede quasi sempre che in due ti senti poco, ti senti pronto.

Decidi che il vostro amore è troppo grande per finire in quel circolo vizioso del sempre io e te e con tutto l’entusiasmo degli innamorati, metti su famiglia. Perché nel 90% dei casi, ci credi sempre moltissimo, ché siamo Millenials e come si usa un preservativo lo abbiamo capito più o meno tutti.

E avviene da subito, dal momento zero, la grande trasformazione che tutti gli amici con figli ti avevano prospettato ogni volta che li incontri per caso, perché col cavolo che esci con coppie con figli, se non li hai. (a parte qualche perla rara, tipo la mia santa amica G.)

Lei: “Amore, cambi tu il bambino?”

Lui: “e che palle, sono appena tornato dal lavoro”

Lei: “che palle CHE COSA che sono chiusa in casa con questo essere urlante DA TUTTO IL GIORNO?!?”

Lui: “ecco appunto, sei qui in casa TRANQUILLA, con il nostro meraviglioso figlio e te lo puoi godere tutto! ogni suo rumorino di pancia, ogni suo ruttino, ogni suo vomituzzo, ah che poesia! ma non sei felice? pensa a me che corro tutto il giorno, non lo vedo mai, ci passo pochissimo tempo. Pensa a me che è tutto il giorno che vedo delle facce da culo intorno a me e tu invece ti becchi questi bellissimi sorrisi bavosi”

Lei: “io? non mi vedi? sono il ritratto della felicità? sono così felice che sai cosa ti dico? ti regalo un po’ della mia gioia di neo madre, pensa come sono generosa! ad esempio, il tuo adorato figlio ha appena fatto quella GROSSA, quella che arriva fino a metà schiena ergo non ti dispiacerà affatto passare del tempo di assoluta qualità con la meraviglia di TUO figlio”

Lui: “come no, guarda che sono bravissimo! dai qua!”

Lei: ” vai, vai, facce vedè”

Venti minuti dopo una voce dall’oltretomba.

Lui: “Amoooooreeeee, dove sono i body?”

Lei: “primo cassetto”

Lui: ” ok ma di quale armadio?”

Lei: “ma che armadio! primo cassetto del fasciatoio!”

Lui: “e dove sono i pannolini?”

Lei: “sul fasciatoio, davanti a te, come fai a non vederli?!?!? ….scusa ma dove sei a cambiare il bambino?”

Lui: “sul nostro letto, no? perché? ….Aspetta, patatino, che babbo va un attimo di là a prendere le cose che ci servono e poi torna, eh. Mi raccomando non ti buttare giù dal letto, eh! Fermo lì, non muoverti che torno subito…

Lei: “MA STAI SCHERZANDO?!?!?!”

In fondo non è che non ci provano, è che non ci riescono (quasi) mai.

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#EduchiAmo… tutti insieme, però

Prima di avere figli, ero la madre perfetta.

Autorevole non autoritaria, dolce ma non fessa, comprensiva ma decisa.

Avrei insegnato finalmente l’educazione ai miei figli, mica come quei piccoli vandali con cui ho a che fare tutti i giorni in giro: urlanti, scalpitanti, sfacciati, capricciosi, svogliati.

Avrei insegnato finalmente un po’ di amore per la cultura ai miei figli, mica come quei ragazzetti che mi si presentano a lezione vantandosi di avere preso 4 nel compito in classe e di non avere la minima voglia di recuperare “perché tanto non serve a niente”.

Poi ho avuto dei figli veri, in carne ed ossa.

Mi sono resa subito conto che la miriade di luoghi comuni e frasi fatte sul rapporto genitori-figli, beh, erano tutte vere. La saggezza popolare in supposte, insomma.

Non importa quante volte io debba ripetere che non ci si scanna per una macchinina: loro lo faranno una volta di più.

Non importa quante volte io gli dica che non ci si mettono le dita nel naso: loro lo faranno sempre e davanti a chi gli pare.

Ma quello che più di tutto mi è parso chiaro quest’anno è che non sono sola nel percorso impervio di educare dei piccoli uomini del domani.

Questo è stato l’anno dell’ingresso dei Cinni in quel magico carrozzone che è il mondo scolastico e questo è stato l’anno peggiore della mia vita con loro.

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C’era una volta una mamma…e poi alla fine son venuta fuori io

A 7 anni tagliavo i capelli a zero alle Barbie e le mettevo in fila tutte nude, i vestiti sparsi ovunque e guai a chi le rivestiva, ‘ste poverette.

A 13 anni la sola idea di avere un “fidanzato” fisso mi pareva una cagata pazzesca mentre le mie amiche non facevano altro che disegnare cuori e dire “per sempre” a scadenza bisettimanale.

A 15 anni ho giurato a me stessa che mai nella vita sarei diventata madre o mi sarei sposata…che no, proprio non faceva per me quel binomio di femminilità all’ennesima potenza. Meglio prendere il motorino e andare.

A 20 anni sapevo di avere tutto il tempo del mondo per cambiare eventualmente idea ma tutto sommato anche no, potevo non pensare a domani e andare a sedermi in Piazza Verdi.

A 25 anni ho incontrato un uomo che ha cambiato tutto e tutto il bel castello, costruito in anni e anni di certezze indefinite e indefinibili come solo a vent’anni ti fai, è sparito.

All’improvviso sentivo il bisogno di essere parte di qualcosa, di definire, di pianificare, di pensare al dopo di adesso.

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