E se i bulli fossero i genitori?

Ho guardato tutta d’un fiato la serie del momento “13 reasons why“, come tutti a giudicare dai post che vedo sui social.

Credo ci siano ragioni ben precise per cui questa serie ha riscosso così tanto successo e di certo è vero che negli ultimi anni tante delle serie tv prodotte abbiano raggiunto livelli di sceneggiatura e produzione migliori della maggior parte dei film girati quindi non c’è nulla di cui stupirsi.

La serie in questione non è priva di difetti, ci mancherebbe, ma ha il grande merito di portare ad una riflessione su temi che finora sono stati toccati in modi molto diversi da questo che risulta, di fatto, il più immediato.

Per chi vivesse in un universo parallelo e non sapesse di che sto parlando, evito spoiler ma vi basti sapere che la serie parla di una ragazza di 16 anni, suicida, che decide di lasciare delle cassette audio dove racconta i motivi che l’hanno spinta a compiere un gesto tanto disperato e farle avere a coloro che hanno contribuito a renderle la vita insopportabile.

In parole semplici può sembrare una commediola da teenagers, nel particolare mi ha colpito perchè mi ha costretta alla riflessione su un tema attuale come non mai. I casi di bullismo si sprecano nelle cronache dei nostri giornali, come se prima non esistesse un fenomeno del genere.

No, mi dispiace, c’è un po’ di bullo in ognuno di noi, fatto o subito.

Ci siamo passati in molti.

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Non ho figlie femmine

Non ho figlie femmine ma le avrei volute.

Ma oggi più che mai mi rendo conto che non sarei stata all’altezza.

Non avrei saputo come dire loro che possono fare e dire quello che vogliono perchè so che è una bugia. Non avrei saputo come difenderle da quella che sempre una realtà incontrovertibile.

Tu, mia non-figlia, non potrai mai fare quel che ti pare senza essere giudicata il doppio o meglio due volte. Una dagli uomini che nella migliore delle ipotesi, avranno paura della tua intelligenza. Una seconda volta, e molto più prepotentemente, dalle donne. Sì proprio le tue simili ti osserveranno e criticheranno ogni tua mossa, può essere anche senza la minima empatia.

Non andrai a scuola sentendoti esattamente come i tuoi compagni maschi, una persona che va a diventare grande, va ad imparare perchè da te pretenderanno una bravura innata, come se nel DNA femminile ci sia impresso chissà dove che tutto alle femmine venga spontaneo, che tu capisca al volo, che per te le astruse formule di matematica o la poesia da parafrasare siano una passeggiata perchè le femmine sono SEMPRE brave.

Non riceverai una macchinina in regalo per il tuo terzo compleanno, nemmeno se ti piace far girare le ruote perchè è un regalo da maschi e le femmine amano i glitter, SEMPRE.

Non ti puoi vestire tutta di blu a meno di non avere i capelli lunghissimi, che non si sa mai al parco ti scambino per un maschio e questo sia fonte di vergogna altrui, del poveretto che sbaglia pronome perchè sono sicura che a te non te ne fregherebbe proprio nulla se puoi sporcarti, correre e giocare libera.

Non ti pagheranno allo stesso modo per un lavoro, uno qualsiasi.

Non diventerai mamma senza che tu venga considerata una santa, un’icona e quindi una che da quel momento in poi deve immolarsi ad una causa superiore. Non sarai più donna ma un agglomerato di stereotipi che ti staranno strettissimi ma che accetterai per non discutere sempre, perchè sarai stanca anche solo ad immaginare un mondo dove la maternità non sia nulla più di quello che è, scarica da tutte le aspettative altrui.

Non potrai vestirti come ti pare, ti sembrerà di sì ma ti proveranno mille volte il contrario. Sei troppo vestita, che donna rigida. Sei troppo poco vestita, che donnaccia volgare.

Non potrai dire quello che ti pare, ti sembrerà di sì ma ti proveranno mille volte che poi se ne pagano le conseguenze.

Ti insegnerei le parole lotta, parità e felicità a colazione e ti caricherei di aspettative di essere migliore di me prima di andare a dormire.

Ti chiederei di fare danza, dando per scontato che sei femmina e quindi la adorerai.

Ti chiederei di essere più forte, sempre e comunque.

Sbaglierei e tanto.

 

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A te

A te che oggi mi manchi e chissà se capirai che sei proprio tu.

A noi mamme che abbiamo tutte una persona così da qualche parte, nella nostra precedente vita da non mamme.

“Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.”

C. Bukowski

Caro Babbo Natale, sei proprio un uomo

Caro Babbo Natale,

non so se ti ricordi di me.

Sono quella che voleva il Pisolone l’anno scorso (in realtà lo ho voluto per anni) ma alla fine non mi hai accontentato nemmeno in corner.

Volevo dirti che va bene lo stesso però alla fine ho pensato che sei proprio un uomo. Nel senso dispregiativo del termine, ovviamente.

Sembra un po’ come quando mandi tuo marito al supermercato con una lista precisa e lui torna con 4 casse di birra, 23 euro di vino e delle uova. Perché con le uova ci puoi fare tutto, dice lui.

Quest’anno ho deciso quindi di rivolgermi a Mamma Natale. Non te ne avere a male, caro Babbo, ma io davvero di occasioni te ne ho date tante e non dico che mi hai sempre deluso, per carità però capisci che c’è la crisi economica? Che il posto fisso è un sogno?

Indi per cui:

Cara Mamma Natale,

quest’anno non sono stata brava, te lo dico subito così ti risparmio il controllo di rito sul librone presenze.

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