Di come arrivo a sera

Che le giornate delle madri assomiglino a qualcosa che si scioglie più che a qualcosa che si ricompone in armonia verso la sera e quindi lentamente ad un altro giorno, ormai lo sappiamo tutte.

Le giornate di Santa Madre sembrano la giostra da cui vuoi scendere subito.

Santa Madre giura di svegliarsi quasi ogni mattina con il sorriso, a parte le mattine in cui MM accende la luce accecante della abat-jour prima ancora di aprire gli occhi, chè certe cose dovrebbero vietarle per legge, l’accensione istantanea della luce al primo drin della sveglia, per esempio. NO.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso, quindi, a parte le mattine in cui si è addormentata da circa 10 minuti e la sveglia suona. Perché le notti in bianco qui sono di casa, un po’ come le barrette di cioccolato o le patatine o le scenate isteriche perché dobbiamo metterci le scarpe, qui non mancano mai.

Diciamo che Santa Madre si alza quasi sempre col sorriso quindi, a parte le mattine in cui un Cinno si lancia di ginocchia su di lei alle 6.45, puntuale. Dove terrà il suo piccolo orologio questo Cinno, a nessuno è dato saperlo.

Diciamo semplicemente che Santa Madre si alza con tutta la sua buona volontà e come tutte le madri sa già che sarà una giornata tosta, perché le madri non ce le hanno le giornate light. O meglio ce le hanno quando delegano tutto agli altri e l’impegno della giornata più triviale rimane rifarsi le unghie….quindi mai.

Ogni tanto tra noi della stessa specie ci chiediamo incerte: “ma tu come arrivi a sera?

Beh, cara, ci arrivo più o meno come tutte le altre: due giravolte, due piroette, qualcosa dimenticato al supermercato, duecento trenini assemblati, milioni di baci, una multa presa e una schivata, la casa appiccicosa, la cuffia persa chissà dove, una telefonata di meno, una lavatrice di più…et voilà, la sera è già qua.

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I gemelli sono un’altra storia

Ogni tanto guardo i miei figli e mi chiedo: “ ma perché?

Sì, lo so che non è qualcosa che le madri ammettono volentieri ma io sono specializzata negli statements scomodi, ormai lo sapete.

Perché alla fine sono una bis-mamma senza volontà. Non ho scelto di avere due figli, ho semplicemente vinto alla roulette russa del 2×1.

Certi giorni è veramente dura e quando sento quelle frasi di circostanza stupide quanto chi le pronuncia, mi viene letteralmente voglia di preparare due piccole valigie e di spedirli a casa loro, i gemelli che tanto desiderano tutti.

Non è normale avere due bambini piccoli contemporaneamente, ve lo devo proprio dire. L’umano non è un cane, un gatto, un animale con solo istinto di sopravvivenza. Non è che dopo 4 mesi i cuccioli camminano e qualcuno gli riempie una ciotola o alla meno peggio finiamo tutti assieme in un bel branco e c’è una specie di divisione dei compiti. Dopo qualche mese è tutto finito e i piccoli vanno per la loro strada, tu ti vai pettinare la criniera in mezzo alla savana.

No. Gli umani sono così pieni di sovrastrutture che avere due neonati contemporaneamente assomiglia più ad un girone infernale dantesco. Perché anche se sono due, sono tutti affari tuoi. Curare, consolare, vestire, giocare, sfamare, non sbagliare. Per due.

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Le cose che non ti aspetti

Sono momenti caotici, confusi, catartici a tratti, faticosi ma vivi.

Succedono cose su cose e mi sento come quando aspetto davanti alla giostra che il giro dei Cinni finisca. Li guardo girare e girare, mi gira la testa perché io sono ferma in realtà ma mi sento sempre un attimo in ritardo, li identifico sempre un secondo dopo di troppo, quando loro stanno già per passare e girare di nuovo.

Mi sento così, nell’affanno di raggiungere un obiettivo.

Mi sento girare, perdendomi dei lievi e impercettibili movimenti dei Cinni.

E così non vedo ad un palmo dal mio naso e assisto ad eventi che non mi aspetto perché forse ero distratta, I didn’t see that coming.

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Gli ultimi dei primi

Ogni madre che si rispetti (e che scarabocchia un blog) nelle ultime due settimane ha per forza scritto un post #backtoschool.
Se non lo ha ancora fatto è perchè, come me, il #backtoschool lo stava ancora aspettando con la bava alla bocca.
Un po’ schiumavo per il brivido di libertà, quella condizione di semilibertà vigilata (come l’ha definita benissimo la mia amica Lucia) in cui hai QUALCHE ora di tempo che tu definisci libero ma in che in realtà appena apri l’agenda/la porta di casa hai già capito che impiegherai per essere estremamente produttiva. Perchè adesso non hai più scuse.
Sì perchè prima potevi addurre ifinite scuse.
Il Cinno si sa che è per natura molesto, così che, 90 su 100, se tu stai caricando la lavastoviglie con zelo da chirurgo ….taaaac ecco il Cinno che puntualmente cerca di tagliarsi una vena col coltello sporco e quindi niente, chiudi tutto e riprova più tardi.
Sono certa che anche tu, madre, hai provato più volte a caricare la lavatrice in presenza di un Cinno e che l’impresa ti è sembrata parogonabile solo alla tela di Penelope…metti dentro una maglietta, Cinno tira fuori la maglietta, rimetti dentro la maglietta, Cinno ha rubato un calzino e un pantalone. Meglio darsi al girotondo.

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Compiti per le vacanze: siate la vostra prima fonte di ispirazione

Stamattina sono andata al mercato del paese, una di quelle abitudini triviali che mi mancheranno come l’aria a partire dalla settimana prossima, quando varcherò la soglia della mia nuova casa di città.

Ho fatto spesa dal contadino che ha il suo podere a qualche km; dal pescivendolo che si sveglia alle 3 del mattino per essere il primo sul molo di La Spezia a comprare direttamente dalle barche di rientro dal mare e poi caricare tutto sul furgoncino e portare a noi poveri abitanti di pianura il sapore vero del pesce fresco.

Ho salutato qualche conoscente, col mio passeggino carico di Cinni e sporte di plastica che si rompono al soffio del vento e pensavo a queste persone che mi hanno vista per tre anni ogni settimana col mio passeggino carico, arrivare e comprare da loro. Mi trattano come una di famiglia ma tra le chiacchiere non mi hanno mai fatto domande strane, di quelle che ti congelano il sorriso in faccia e ti prendono quei 20/30 secondi per formulare una risposta che non assomigli a “crepa-fatti i cazzi tuoi-ma come ti permetti”.

Ho provato ad analizzare il perché. Perfetti sconosciuti che annusano quello che possono e non possono, sanno fino dove arrivare con te, che in teoria non sanno nemmeno chi sei davvero. Perfetti sconosciuti a cui interessa solo il qui ed ora.
E ho trovato questa risposta: non ci sono aspettative secondarie reciproche.

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