E se i bulli fossero i genitori?

Ho guardato tutta d’un fiato la serie del momento “13 reasons why“, come tutti a giudicare dai post che vedo sui social.

Credo ci siano ragioni ben precise per cui questa serie ha riscosso così tanto successo e di certo è vero che negli ultimi anni tante delle serie tv prodotte abbiano raggiunto livelli di sceneggiatura e produzione migliori della maggior parte dei film girati quindi non c’è nulla di cui stupirsi.

La serie in questione non è priva di difetti, ci mancherebbe, ma ha il grande merito di portare ad una riflessione su temi che finora sono stati toccati in modi molto diversi da questo che risulta, di fatto, il più immediato.

Per chi vivesse in un universo parallelo e non sapesse di che sto parlando, evito spoiler ma vi basti sapere che la serie parla di una ragazza di 16 anni, suicida, che decide di lasciare delle cassette audio dove racconta i motivi che l’hanno spinta a compiere un gesto tanto disperato e farle avere a coloro che hanno contribuito a renderle la vita insopportabile.

In parole semplici può sembrare una commediola da teenagers, nel particolare mi ha colpito perchè mi ha costretta alla riflessione su un tema attuale come non mai. I casi di bullismo si sprecano nelle cronache dei nostri giornali, come se prima non esistesse un fenomeno del genere.

No, mi dispiace, c’è un po’ di bullo in ognuno di noi, fatto o subito.

Ci siamo passati in molti.

Non è che prima non esistesse o non se ne parlasse. Semplicemente il fenomeno è amplificato dai social e dalla nuova società che ci circonda. Esatto, avete letto bene. Siamo una nuova società, materia degli antropologi del futuro forse.

Alcuni spunti di riflessione mi sono stati serviti su un piatto d’argento e vorrei proprio parlarne:

Quanto siamo consapevoli della portata delle nostre parole, dell’effetto di ciò che diciamo? 

Mi colpisce davvero quanta superficialità usiamo nel parlare con il prossimo.

Bla, bla, bla continuo. Talmente tanto che ormai è sottofondo.

Ancora di più mi colpisce il modo in cui si tende a sputare sentenze sui social media come se dietro allo schermo non ci fosse un “tu” destinatario finale o un “io” che anche solo le pensa certe cazzate.

Quante volte vi siete spacciati per esperti di argomenti di cui sapete sì e no la linea generale? Quante volte avete cercato di mascherare (e anche male) il disappunto per un’opinione diversa dalla vostra spacciando l’ironia come l’arma che tutto può?

Quante volte ascoltate quando gli altri parlano?

Intendo, capire ciò che l’interlocutore vuole comunicare realmente.

Quante volte avete buttato un commento ironico in risposta alle domande esistenziali altrui senza interrogarvi oltre? Per non scavare, per non sentire la sensazione di scomodo che a volte ci prende quando un amico inizia a raccontare qualcosa che lo mette in crisi profonda. Perché gli esseri umani la crisi altrui sono certa che la fiutano anche a distanza …e ne ho parecchie prove. Quando è successo a me, ad esempio, mi sono voltata e la folla di amici < o presunti tali > era sparita, erano riemersi solo i temerari. Degli altri non v’è mai certezza.

Quante volte da genitori vi siete detti “a mio figlio non succederà perchè io mi accorgerò subito che qualcosa non va”?

Ne siete così sicuri?

In questa nuova società dove passare tempo con i figli e tentare di costruire un dialogo e delle solide basi di relazione sembra essere diventato un nuovo modo hippie di prendere la genitorialità, siamo certi di avere gli strumenti per saperci rapportare ad un momento della vita di nostro figlio più grande di noi? Perché adolescenti lo siamo stati tutti, è vero, ma non nella stessa epoca storica. E credetemi che il timing a volte è davvero essenziale, accidenti.

Anche solo l’amore ai tempi di Facebook non assomiglia per niente a quello che ho vissuto io a 15 anni…e dire che sono un millenial, una nata dopo il 1980.

Quante volte avete criticato il comportamento di un altro genitore senza sapere nulla di lui?

Ma soprattutto…

perchè insegnamo ai nostri figli che devono piacere per forza?

perchè insegnamo loro che devono essere forti, furbi, giusti per forza, che devono prendersi quello che vogliono perchè i sogni contano più di tutto il resto? più dei propri simili?

Quanta responsabilità abbiamo noi genitori quando si parla di bullismo?

A me viene da rispondere: tutta.

Tutta la responsabilità di questo mondo.

E a voi?

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2 pensieri su “E se i bulli fossero i genitori?

  1. LaSam ha detto:

    Esatto, credo anche che dovremmo iniziare a esaminarci nel nostro ruolo di genitori ed interrogarci molto di più. Che non significa leggere 3 manuali ad hoc per sentirci a posto ma approfondire la relazione vera e profonda con noi stessi prima di tutto e con i nostri figli, poi. Le mancanze, i “ho fatto del mio meglio ma…” sono ottime terre feconde per problemi enormi…ma le scopriamo sempre dopo…vediamo se riusciamo a farlo prima una volta ogni tanto

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