La maternità non è un senso unico

Smettetela di dire che essere madre va in un sola direzione.

Davvero.

Fate il male delle donne, di quelle come voi, quel genere a cui dovreste essere legate per una questione quantomeno di empatia. Quelle che almeno una volta nella vita si sono sentite sminuite perché femmine, “tu non puoi alzare un peso del genere, faccio io uomo / tu non puoi prendere 2500 euro per un lavoro per cui sei più qualificata di un uomo perché non sei affidabile, vorrai figli, hai il ciclo, avrai una casa a cui badare e un uomo che vorrai seguire oltreoceano / tu non puoi giocare a calcio perché sei femmina / amore te lo apro io il vasetto che tu non hai forza“.

Quelle che una volta al mese danno la testa contro un muro e si fanno la giravolta ormonale come te, quelle che si chiedono ogni mattina se quella gonna o quel pantalone le fa il culo grosso, quelle che vorrebbero uscire struccate e sentirsi dire che sono bellissime. Quelle che camminano sempre sul filo del senso di inadeguatezza e tentano di stare più di qua che giù nel burrone perché non se lo possono permettere.

Quelle lì sono le tue sorelle.

Anche se non le conosci, anche se non saranno mai uguali a te, anche se la pensano completamente in modo diverso da te, quelle lì sono quelle che portano il tuo stesso peso incolpevole, quell’ombra che sono certa avrai sentito addosso anche tu, una volta, due, cento perché ci abbiamo costruito sopra millenni di società basata su quel fardello della supremazia maschile.

Certo, le cose sono cambiate, ci siamo evoluti, come no.

Allora smettetela, donne, di puntarvi il dito contro e fate la nostra magia.

Lei non ha il marito più giovane perché lo ha pagato, lei non ha la casa più bella perché ha la donna delle pulizie, lei non ha il culo più piccolo perché è anoressica e non mangia, lei non è meno madre di te perché ha adottato un bambino.

Fate quella magia che solo noi sappiamo fare così bene: l’unione degli opposti, l’armonia dove non si capisce come arrivarci. Noi siamo capaci, lo facciamo ogni secondo nel nostro cervello perché dobbiamo combattere sempre e arrivare sempre ad un punto comune a tutte le mille sfaccettature di donna che abbiamo dentro.

Soprattutto smettetela di starnazzare nei social, sui giornali, in tv che la maternità è una e una sola. Ci sono tanti modi di essere madri quante madri ci sono al mondo. E non è che siamo tutte sule stessa barca…quella barca a volte è di diverse dimensioni, a volte l’equipaggio si è dato alla fuga e si è sole a governarla, a volte sta attraversando dei mari profondissimi e bui, a volte il mare è mosso e si fatica a stare a galla, a volte calmissimo e cristallino, a volte la barca è incagliata in un deserto di sabbia e non si sa come uscirne.

Non c’è un modo perfetto di essere madre, non è che perché io ho avuto due gemelli sono la star della giornata e tu che ti lamenti che hai un figlio iperattivo sei una lagna incompetente. Non è perchè io non ho allattato al seno sono una madre a metà.

Non è perché hai provato quel senso di gioia completa ed eterea dal giorno zero, dal momento in cui hai scoperto di essere incinta e hai passato nove mesi di serenità totale e che ogni giorno della loro vita benedici il semplice fatto di essere la loro madre, che allora la maternità è solo quella cosa lì e nient’altro.

Guardati intorno: troverai una madre che si sente sola, inadeguata, che quel figlio lo ama ma proprio non riesce ad essere felice, che sta soffrendo corrosa dai sensi di colpa perché le hanno insegnato che il ruolo di madre è solo positivo, solo bellissimo, solo perfetto, solo amore puro, solo gioia estrema e la mattina dopo la notte insonne numero duecentoquindici piangerà in piedi in cucina, chiedendosi perché non è capace di calmare suo figlio. Quella donna non chiederà aiuto perché sarà convinta di essere l’unica al mondo a sentirsi così, quella donna avrebbe bisogno di noi sorelle.

Essere madre e donna oggi è un’avventura (questo non l’ho detto io ma una donna che stimo molto e di cui mi approprio volentieri di certi suoi pensieri): voglio essere all’altezza di quest’avventura, voglio essere migliore e tendere la mano alle mie sorelle, che abbiano allattato oppure no, che amino i loro figli incondizionatamente o li guardino con terrore di aver perso qualcosa di loro stesse e quel qualcosa non tornerà più, che vogliano lavorare oppure stare a casa, che siano pro fascia o pro passeggino, che siano montessoriane o alla boiadiungiuda, che credano di sapere quello che stanno facendo ogni secondo della loro giornata o che pensino di rovinare la crescita felice dei figli ad ogni mossa, che abbiano i mezzi per andare avanti o che li cerchino disperatamente.

Perché io so che ne vale la pena, essere madre, ma che il percorso è a tutti gli effetti un percorso nel vero senso della parola: non è un punto di inizio, non è un punto di arrivo, ci sono ostacoli, buchi profondi, mari cristallini, attimi di follia o di gioia pura, come in ogni percorso la tua pelle cambia per adattarsi al sole forte o al vento tagliente e quando arriverai dall’altra parte tu non sarai mai più la te di prima.

Perché io so che la maternità non è a senso unico: si torna indietro, si va avanti, si gira e rigira, si accosta, ci si ferma per poi ripartire e sarebbe molto più bello fare tutto questo con tante amiche intorno, con tante mani tese, con tanti sguardi indagatori per trovare soluzioni, noi, le donne imbarcate in questa avventura.

 

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