#EduchiAmo… tutti insieme, però

Prima di avere figli, ero la madre perfetta.

Autorevole non autoritaria, dolce ma non fessa, comprensiva ma decisa.

Avrei insegnato finalmente l’educazione ai miei figli, mica come quei piccoli vandali con cui ho a che fare tutti i giorni in giro: urlanti, scalpitanti, sfacciati, capricciosi, svogliati.

Avrei insegnato finalmente un po’ di amore per la cultura ai miei figli, mica come quei ragazzetti che mi si presentano a lezione vantandosi di avere preso 4 nel compito in classe e di non avere la minima voglia di recuperare “perché tanto non serve a niente”.

Poi ho avuto dei figli veri, in carne ed ossa.

Mi sono resa subito conto che la miriade di luoghi comuni e frasi fatte sul rapporto genitori-figli, beh, erano tutte vere. La saggezza popolare in supposte, insomma.

Non importa quante volte io debba ripetere che non ci si scanna per una macchinina: loro lo faranno una volta di più.

Non importa quante volte io gli dica che non ci si mettono le dita nel naso: loro lo faranno sempre e davanti a chi gli pare.

Ma quello che più di tutto mi è parso chiaro quest’anno è che non sono sola nel percorso impervio di educare dei piccoli uomini del domani.

Questo è stato l’anno dell’ingresso dei Cinni in quel magico carrozzone che è il mondo scolastico e questo è stato l’anno peggiore della mia vita con loro.

Per la prima volta mi sono sentita davvero impotente come madre, sovrastata da mille particolarismi e mille teste diverse dalla mia, dalla mia visione dell’infanzia, dalla mia personale valutazione di ciò che è appropriato o non appropriato fare. Quest’anno mi sono scontrata con la realtà più dura di tutte da mandare giù: non è solo merito o colpa mia, il risultato di ciò che diventeranno i miei figli in futuro.

Io sono solo un microscopico e fondamentale puntino, una parte della collezione che un bambino inizia da subito a farsi nel suo bagaglio personalissimo. Un puntino pesante, certo, ma pur sempre una parte di un tutto molto più complesso e ingestibile.

Perché qualsiasi esperienza ci educa, ogni parola ci educa, ogni gesto visto anche di sfuggita ci educa e ci forma nella mente un pensiero, uno SOLO NOSTRO.

Ho avuto la presunzione di essere il tutto dei miei figli, come se io dovessi passare loro un qualche fantomatico Santo Graal, una bilancia con cui pesare il resto del mondo al di fuori di noi. E invece sono anche io ad essere pesata ogni giorno, io con le mie urla perché non si fanno vestire, io con le minacce di non comprare un gelato se non si smette di urlare come scimmie impazzite.

E poi ci sono quelli che sono gli adulti che passano più tempo con loro: le insegnanti, le maestre. Loro con quelle tante visioni così diverse dalla mia, con quelle regole che io trovo a volte non finalizzate ad uno scopo preciso ma solo “perché si è sempre fatto così”, loro che sono l’espressione della varietà del mondo dei grandi.

E poi ci sono quelli piccoli. Quei tanti piccoli uomini e donne del domani che stanno prendendosi le misure a vicenda.

Come si esce dal caos, dall’ansia di fare la cosa giusta, dal senso del dovere schiacciante, dalla paura di sbagliare?

Non si esce, ecco il punto. Il bello e il brutto, il giusto e sbagliato, tutto deve essere visto e vissuto: diamo spunti ai nostri figli, diamo un esempio, certo, ma soprattutto… che ciascuno di noi sia sé stesso e si comporti, agisca, respiri come tale.

Perché i bambini hanno bisogno di verità e di varietà per scegliere chi vorranno essere domani. Che strada posso prendere e percorrere, in modo libero e consapevole, se non conosco le mie opzioni?

La mia personalissima regola d’oro è una e una sola: non fare ad un altro, quello che fa soffrire te per primo, perché se stai bene tu, saprai come far stare bene gli altri, saprai costruirti un tuo modo di essere felice, saprai che tutti hanno bisogno di quella sensazione di essere in pace con sé stessi, sereni, a posto. Le idee diventano meno confuse e tu diventi più autentico.

L’educazione è amore, ha tante forme ma un solo obiettivo: stare bene con sé stessi e con quelli che sono i nostri compagni di “viaggio”.

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12 pensieri su “#EduchiAmo… tutti insieme, però

  1. Mamma in Oriente ha detto:

    Scopro solo oggi il tuo blog attirata dal link di questo post su Facebook. Condivido ogni singola parola, dalle idee diversissime che avevo prima di diventare mamma che poi si sono scontrate con la realtà al fatto che i miei figli vengono educati anche da quello che è il loro contorno quotidiano…

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  2. ginabarilla ha detto:

    No, dai. Non essere così pessimista.
    Se hai seminato bene, verrà fuori. Nonostante il resto. Non è così vero che siamo un puntino e basta, siamo la rampa di lancio, quella che dà la traiettoria. Poi mille sono le cose che influenzano il volo, ma la partenza è importante.

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  3. Ketty ha detto:

    Sono d’accordo che i nostri figli ricevono stimoli educativi ovunque e da chiunque ma lasciami credere che noi mamme partiamo in vantaggio! Per ora mi sembra di avere un diritto di prelazione nell’essere ascoltata, anche quando sembra che quei furbetti dei miei figli non ascoltino.
    Un caro saluto.
    Ketty

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    • LaSam ha detto:

      Certo, dico che noi siamo fondamentali e “pesanti” nel bagaglio esperienziale dei nostri figli ma purtroppo (o per fortuna), non abbiamo l’esclusiva. Sembrerà strano ma non ci avevo mai riflettuto fino a che non ci ho sbattuto il naso in questo primo anno di scuola…spero davvero che tutto quello che ho cercato di trasmettere finora, salti fuori…magari più avanti!

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