Le cose che non ti aspetti

Sono momenti caotici, confusi, catartici a tratti, faticosi ma vivi.

Succedono cose su cose e mi sento come quando aspetto davanti alla giostra che il giro dei Cinni finisca. Li guardo girare e girare, mi gira la testa perché io sono ferma in realtà ma mi sento sempre un attimo in ritardo, li identifico sempre un secondo dopo di troppo, quando loro stanno già per passare e girare di nuovo.

Mi sento così, nell’affanno di raggiungere un obiettivo.

Mi sento girare, perdendomi dei lievi e impercettibili movimenti dei Cinni.

E così non vedo ad un palmo dal mio naso e assisto ad eventi che non mi aspetto perché forse ero distratta, I didn’t see that coming.

i-didnt-see-it-coming

Succede che una mattina, mentre spiego più o meno pacatamente a Cinno Rici che il cibo non si spreca, che non si infilano le dita in un muffin che non hai intenzione di mangiare, soprattutto se è il prodotto della fatica materna e non una merendina qualunque, succede, dicevo, che il suddetto Cinno alzi il dito minuscolo, se lo porti alla bocca e ti dica di fare silenzio.

Ecco, non ero pronta. Credo di essere diventata persino rossa, quasi imbarazzata, quasi come quando all’esame ti fanno la domanda che non sai nel bel mezzo di quella che sembra una prestazione da quasi 30.

Così mi lancio in una parabola interminabile di una noia mortale persino a me che la sto sciorinando, circa l’importanza del rispetto per i genitori. Du palle. Devo avercelo stile lampeggiante fluorescente in fronte perché subito arriva Cinno Ale e mi ripete il gesto del fratello.

Tu donna madre, taci, hai rotto.

Mestamente mi ritiro nel mio angolino. Quando è successo che i miei figli non pendono più dalle mie labbra?

Madre 0 – Cinni 2

Succede poi che al momento di ritirare i Cinni da scuola, li trovo in un buridone di teste e mani e piedi nel cortile. Li individuo a fatica, li chiamo e proprio mentre li vedo correre verso di me, davanti a loro si para una gigantessa di 5 anni, un paio di spanne più alta che li blocca. Li bacia. Scappano.

Cinno Ale torna da me dopo poco e di nuovo la gigantessa si avvicina, lo bacia e si volta verso di me: ” dov’è quell’altro? Va beh se non me lo dici, fa o stesso. Va bene anche questo”.

E io rimango lì, di nuovo un po’ rossa per essere stata poco scattante, per non aver avuto la risposta pronta, perché una bambina di 5 anni è più scaltra di me.

Così riflettevo su quanto una madre si senta il fulcro del figlio fino a che lui stesso non ti rivela l’esatto contrario. Sei tu, madre, che hai bisogno di lui. Hai bisogno di continuare a sentirti importante e indispensabile per quel piccolo esserino che, lo vedi, sta crescendo ma per te non è mai abbastanza grande per niente.

Non credevo di finire nel limbo della madre bisognosa e invece eccomi qui.

Ho bramato per mesi l’inizio della scuola per avere più tempo per me ma ora mi sembra di perdermi dei pezzi dei miei figli ogni giorno che passa, sento sempre più forte e chiaro che imparano a camminare sulle loro gambe, gambette sempre più forti e stabili, sempre meno bisognose.

E allora, devo per forza ricacciare giù in fondo il mio essere mamma che vuole disperatamente l’attenzione totale del figlio perché in fondo essere mamma è accompagnare verso, non accentrare su di sé.

Però, che fatica.

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4 pensieri su “Le cose che non ti aspetti

  1. Ketty ha detto:

    Mi sono accaduti episodi simili con mia figlia maggiore, quando aveva poco più di due anni. Ho provato enorme smarrimento e allora ho deciso che dovevo avere un altro figlio che presto avesse di nuovo un bisogno incondizionato di me! Come farò quando diventerà grande il secondegenito?! Ahahaha! Samantha, mi sa che dobbiamo leggere libri sull’autonomia dei genitori dai figli! Facciamoci coraggio con un po’ di ironia, prima o poi ci passerà.
    Un abbraccio.
    Ketty

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    • LaSam ha detto:

      Già, direi che è un sentimento comune ma nel mio caso mi ha sconvolto perché mai avrei creduto che capitasse a me! Anzi! prendevo anche in giro quelle “gelose” e dipendenti dai figli…non sono ancora a livelli patologici ma sì, magari qualche libretto sull’argomento me lo cerco 😉
      un abbraccio a te, Ketty

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  2. Pensieri rotondi ha detto:

    Hei, sono dei vostri! Io, mammona a rovescio, che fra poco sorriderà mezza felice e mezza amara per i 5 anni della seconda figlia. Ho fatto il primo, cresceva. Ho fatto la seconda, cresceva. Ho fatto la terza…e che diamine: cresce anche questa! Quindi inutile farne un quarto, un quinto, un sesto 😉 Secondo me lasciar andare è la parte più dura della maternità: più di quando sono così incollati che quasi – diresti – ti soffocano. Ti lascio, se vuoi, un pezzo un po’ nostalgico sul primo giorno di asilo di quella che, appunto, ormai fa i 5 anni… http://www.pensierirotondi.com/giorno/
    Bellissimo il tuo post, mi conforta ritrovare le mie emozioni nelle voci di altre madri. Grazie…

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    • LaSam ha detto:

      infatti i bambini hanno proprio questo piccolo “difettuccio”….crescono!!
      grazie a te per essere passata da qua e adesso tocca a me, vado a leggere il tuo post 🙂
      e facciamoci coraggio, lasciar andare tutte insieme sarà meno amaro, forse

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