Nessuna mamma

Quello che state per leggere non è farina del mio sacco.
Questo è un messaggio che mi è arrivato e che non posso nè voglio ignorare.
Questo è il vissuto di una mamma, di una donna che ha imparato a sue spese l’altro lato della medaglia luccicante e troppo spesso idealizzata della maternità, quello che nessuna mamma vorrebbe vivere ma che esiste, è reale e va raccontato. Perchè se anche ci fosse una sola altra mamma che ha lo stesso vissuto, sono sicura che per un breve momento si sentirà meno sola e diversa. Meno nessuna mamma.

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*** Questo post partecipa al tema del mese delle #StorMoms, di cui faccio orgogliosamente parte***

Un giorno di ottobre 2011 diventai UNA MAMMA. Sì, perchè le due lineette rosa su un test di gravidanza, fecero sì che io mi sentissi già trasformata, proiettata in un mondo che ancora non capivo bene, ma che avevo voglia di affrontare, con ansia ed eccitazione.

Per i restanti otto mesi, mi chiesi che mamma avrei voluto essere…dolce, chioccia, ma anche determinata e fiera educatrice; avrei voluto che il mio piccolo amasse i viaggi,conoscesse il mondo, camminasse nella natura e adorasse scrivere…proprio come me!
Ma anche che tirasse quattro calci al pallone, che seguisse le partite, che tenesse alla Juve, esattamente come il suo papà: che potesse prendere il meglio di noi, e che fosse soprattutto felice.

Cosa fanno le mamme normali? Comprano vestitini, scelgono la culla, il passeggino, seguono le settimane di gravidanza su internet, si immaginano mentre cullano il loro piccolo…ecco, proprio così.

E poi arrivò il giorno del parto, il momento che avevo atteso per tanto tempo: il nostro incontro, la prima volta che posavo i miei occhi su di te. E tu eri bello come un angelo,con quegli occhioni blu, con quel colorito incredibile da sembrare abbronzato, con quei magici fili biondi al posto dei capelli…ma ti mancava qualcosa, ti mancavano le dita della mano sinistra. Simbrachidattilia.

E fu così che mi trasformai in NESSUNA MAMMA. Già, perchè nessuna mamma dovrebbe piangere di dolore anzichè di gioia, nessuna mamma dovrebbe bagnare di lacrime il corpicino del suo piccolo tesoro appena nato, nessuna mamma dovrebbe guardare le altre e pensare perchè loro sì e io no…Nessuna mamma dovrebbe torturarsi sul dove possa aver sbagliato, nessuna mamma dovrebbe sentirsi dire che non si sa se il proprio figlio è sano, nessuna mamma dovrebbe avere altri pensieri se non quello di tornare a casa e iniziare la vita assieme, nessuna mamma dovrebbe iniziare lunghi iter di visite a specialisti, nessuna mamma dovrebbe sentirsi commiserata, nessuna mamma meriterebbe gli sguardi compassionevoli degli altri. Nessuna mamma dovrebbe sentirsi strappare il cuore. Nessuna.

Ma da lì, non si può che diventare CENTOMILA MAMME. Già, una mamma che lotta per cercare una soluzione, una mamma che entra in sala operatoria e guarda i chirurghi mentre addormentano il proprio tesoro, una mamma che lo culla quando lo risvegliano, una mamma che impara a fare le medicazioni, una mamma che lo accompagna a tutte le sedute di riabilitazione, una mamma normale che lo accompagna all’asilo, una mamma indefessa che gli spiega come poter afferrare diversamente le cose, una mamma che non si nasconde, una mamma leonessa che non permette a nessuno di farlo sentire un diverso, una mamma che sa che non avrà mai una vita semplice e normale, una mamma

che è pronta ad affrontare l’unica domanda a cui non avrebbe mai voluto rispondere

“perchè? perchè a me?”

Una, nessuna, centomila mamme…perchè quando la vita ti prende a schiaffi così forte da non riuscire più a respirare, capisci che non puoi più avere paura di nulla, ed affrontare ogni giorno la diversità, è una sfida, ed un dovere.

In Italia un bambini su 1500 nasce con una malformazione alla mano.
La simbrachidattilia è una patologia che si manifesta con dita della mano più corte e tozze del normale (o agenesia totale), associata ad un minor sviluppo dei muscoli e dello scheletro del braccio colpito. Le cause sono ignote.

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2 pensieri su “Nessuna mamma

  1. Irene ha detto:

    Sono una mamma e per un momento mi sono sentita meno sola.
    Come se qualcuno mi avesse letto nel pensiero e nel cuore e avesse scritto quello che penso e che sento… Come se qualcuno avesse voluto scrivere proprio la mia, la nostra storia… la paura, la solitudine, il coraggio, la forza trovata, i pianti e tante domande ogni giorno…
    Perché? perché a me? perché a noi…
    Grazie per aver raccontato la tua storia, la condivisione dei vissuti non abbassa certo il dolore, ma ci fa sentire meno sole.

    Mi piace

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