Il decluttering dei contatti di una mamma

C’è chi a primavera fa le grandi pulizie di casa e chi, come me, quest’anno ha deciso di fare decluttering tra i contatti, i cosiddetti amici, che di amici non hanno nemmeno l’allure.

Sì, perché come avevo già raccontato, ho un rapporto conflittuale con l’amicizia in senso lato, soprattutto da quando sono diventata mamma.

Sarà che mi devo concentrare sulle cose fondamentali visto che il tempo si è ridotto all’osso e a volte manco quello mi rimane.

Sarà che ormai ho 30 anni e molti progetti, i più importanti dei quali sono due ricciolini biondi ma ci sono anche nuove strade da seguire in ambito professionale, molti salti nel vuoto da fare e tante energie in più da dover spendere.

Sarà che di sentimenti negativi non ho più voglia di circondarmi e punto alla qualità piuttosto che alla quantità.

E allora elimino qualche categoria di pseudo-amici, ignoro, non cerco più, non rispondo.

E sono sicura che ne avrete delle belle da raccontarmi anche voi.

🌀 Il positivista anche detto “BEATA TE” : quello che non ti chiama mai ma se lo incontri per caso sulla via del supermercato, si ferma felice di rivederti come non fossero mai passati 5 anni e 2 figli (tuoi). Lui/lei è sempre in carriera, mediamente single, senza figli, sfoggia abiti visti negli inserti “Moda” delle riviste clou e la pettinatura hipster all’ultimo grido. Ti racconta del lavoro che è una palla ed inevitabilmente se ne esce SEMPRE con la frasema beata te che stai a casa a fare la mamma!!!”. Fin qui tutto bene, se non fosse che sottintende chiaramente che non fai un cazzo dalla mattina alla sera e che ti saluta di fretta senza averti chiesto manco come stai.

🌀 Il desaparecido : quello che finisce le poche conversazioni che avete e che inizi sempre tu, rigorosamente sui social (perché se telefoni non risponde mai) con “ci sentiamo, eh, dai, non far passare altri due anni prima di farti viva eh!“. E tu, amico/a, nel frattempo che fai? Aspetti proprio me, suppongo…

🌀 La mamma del parco : quella che sembra un tuo simile ma non lo è. Quella che fa gruppo tipo setta satanica ai giardinetti, quella che ammette una sola linea di pensiero (la sua) circa tutti gli argomenti ruotanti attorno alla maternità, pensa sempre al regalo per le maestre e il pediatra, ha sempre la merenda e i fazzoletti pronti all’uso in borsa. SEMPRE. ” Ma come? Non lo hai allattato? Ecco vedrai che malattie si prende all’asilo!” La mia malattia sei tu, invece.

🌀 L’organizzatore : quello cha manda mail a tutta la compagnia come quando eravamo al liceo, organizza un’uscita al secondo ma tutte rigorosamente baby un-friendly. Un aperitivo alle 20 di un dicembre nebbioso in un posticino del centro dove non c’è un buco di parcheggio. La cena con delitto, una serata a teatro, rafting e parapendio la domenica pomeriggio, un week end a Valencia. E se osi chiedere un pranzo tranquillo in un agriturismo per il gusto semplice di ritrovarsi tutti insieme, ti da della vecchia e ti consiglia vivamente di pagarti una babysitter.

🌀 L’approfittatore senza ritorno : quello che “visto che vai in posta…posso darti la mia bolletta?“ma se poi va a fare spesa mica ti chiede se hai bisogno di qualcosa, anzi. Dopo che gli hai fatto un favore, se ti va bene lo risenti per gli auguri di Natale.

🌀 Il santificatore di tutte le feste : riceverai i suoi auguri a Natale, Pasqua, compleanno, onomastico, Ferragosto ma guai a fargli una domanda successiva al tuo “grazie“. Tanto non riceverai ulteriori sue notizie fino alla prossima festa comandata.

🌀 Il moralizzatore 2.0 : quello che ti invia messaggi o whatsapp il cui incipit di norma è “sai, te lo devo proprio dire..” e mediamente continuano con una filippica di 150 righe su quanto la maternità ti abbia cambiata, di quanto tu ora sia figlio-centrica o circa il perché non dovresti pubblicare foto dei tuoi figli su Facebook o ancora sull’importanza di mantenere i propri spazi personali al di fuori della famiglia. Tutto questo senza che tu gli abbia parlato di un tuo dubbio o richiesto un parere e magari senza che vi sentiate da almeno un paio di anni. E se provi a rispondere “ma che ne sai tu?” come minimo riparte da capo, illuminandoti sui risvolti psicologici della tua acida risposta. Insomma il problema sei tu, non sono io.

E voi? Avete mai fatto decluttering di contatti?

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24 pensieri su “Il decluttering dei contatti di una mamma

  1. Mammachestorie ha detto:

    Che poi, la cosa divertente dell’organizzatore, è che si offende pure, se tu gli dici che no, non riesco ad organizzati pernuscire a cena se hai due ore di preavviso o che no, a sciare con un bambino di nove mesi tu non ci vai.
    Mai capitato?

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    • LaSam ha detto:

      Ahahahahah!!! Bravissima, hai centrato in pieno il soggetto.
      Come pena per aver declinato l’invito, verrai eliminata dalla sua mailing List e sputtanata davanti a tutti gli altri amici. Evviva.

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  2. Lucia Malanotteno ha detto:

    Perché non riesco a partecipare alla top of the posts altrimenti saresti nella mia! Io ho decluterato da tempo. Son rimasti pochi amici, ottimi però! Aggiungo all’elenco la moglie dell’amico in carriera, quella che non ha problemi per cui tu passi sempre per la migragnosa, visto che non hai figli che vestono firmati, ti mette pensiero pagare due ore a settimana la baby sitter e ti spicci casa da sola. Quella è la prima da eliminare!

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  3. danitrip77 ha detto:

    Io appartengo alla categoria di quelli che hanno avuto a che fare con l’organizzatore child unfriendly. Ti giuro che certa gente, anche persone che di figli ne hanno ma già grandi, hanno delle perdite di memoria pazzesche e ogni volta… ma dai, ma su, ma non trovate nessuno che vi guardi il figlio? Qua un taglio netto ci sta! 😊

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  4. Dindalon ha detto:

    Io ho dovuto eliminare una coppia con bambina di 1 annetto più grande della mia alla quale hanno fatto venire il terrore di babbo natale: “non andare là/non salire le scale/non battere sul tavolo che arriva babbo natale!” Risultato: sentiva dei rumori in casa e scoppiava a piangere pensando fosse lui. Non ce l’ho fatta. Come si può rovinare così la figura più magica di sempre? Come la chiamiamo questa catogoria? Che poi, esiste una categoria o forse sono gli unici al mondo?? Me lo auguro..

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  5. Costanza ha detto:

    le sottoscrivo tutte sam ma aggiungo anche un’ottava categoria che a breve incontrerai (e poi farai decluttering) anche tu: le mamme dei compagni di classe.. last but not least! 😀

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  6. OminoUovo ha detto:

    Ahahaha Sam sei un mito! L’organizzatore lo odio e lo sto declutternado. L’ultima cosa organizzata era stata mesi fa un aperitivo alle 21 in un locale del centro, età media 18-20 anni.
    “Ehm…alle 21 è un po’ tardi per me. Ho Poldino di 5 mesi. Perchè quando hai un giorno di riposo ci vediamo per una colazione?” risposta “No, io dormo ancora fino a mezzogiorno. LA colazione la salto!”

    ma pure il santificatore di feste…secondo me è nato in collaborazione con la Christmas Card.

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  7. veryv ha detto:

    Mi ci voleva mio figlio per farmi capire come in tutti questi anni io mi sia sentita sola perche’….perche’ ERO sola. E dopo la nascita del piccolo quante non-telefonate, quanti scusa ma non condivido come gestisci tuo figlio (come sei brava a farmi dimenticare che…tu non ne hai e quindi da dove le prendi le perle di saggezza, dalle riviste delle sale di attesa oppure direttamente dalla Coscienza Cosmica) ti sei trasferita troppo lontano (venti minuti fuori città che ora che è estate ti fai le gite che ti partono cinquanta euro di benza, ma non ce la fai proprio ad arrampicarti fin qui) ho saputo della notizia chebbelloevviva faccinasorridente (tutto via fb e da parte di amici che ti avrebbero dato un rene a sentire loro), persino ‘ sei tu che hai voluto un figlio’ quando dopo l’ennesima disperata richiesta di supporto-anche cinque minuti e anche solo per telefono- ti incazzi e…li mandi a fare in. Cari amici di ‘sto, non me la fate più. Il problema non sono io, non è la distanza, non è che avere un bambino significa meritare l’isolamento punitivo per compensare la gioia. Avere un figlio costringe a guardarsi allo specchio, è vero, senza paura, la donna che sei si riflette nella maternità passando da uno sguardo all’altro come ciò che si mangia passa nel latte. Non merito questa solitudine come non la meritavo prima. Solo che prima non avevo motivi che mi costringessero a riconoscerlo. P.s. Come sono leggera adesso!

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