Al mio papà 

Non sei bravo con le parole.

Non sai esprimere le emozioni. Ne hai, per carità, le vedo che passano tra il sopracciglio che si alza e la fronte che si aggrotta, tra gli occhi che si illuminano e la testa che si piega.

Ne avrai come tutti noi ma difficilmente le racconti. Sembra che tu sia incorruttibile. Quello che ti passa a fianco non ti tocca, tutto d’un pezzo, tutto ripiegato in te stesso.

Tu canti o fischi. Sempre.

Io entravo con lo zaino pesante di scuola e sbuffavo alla vita ma mentre salivo quei 9 gradini fino al nostro pianerottolo, sentivo prima il tuo fischiettare che l’odore di fritto che veniva da casa della nonna. E allora sapevo che andava tutto bene.

Il mio metro di misura per la tua felicità da bambina era il canto.

Più cantavi, più eri felice. Il silenzio in casa nostra non abbiamo mai saputo cosa sia.

Cucinavi. Una pasta, una frittata, per noi due, quando i turni ti permettevano di stare con me a pranzo e io la prendevo come una festa e mi vantavo con le amiche perché “il mio papà sì che fa tutte le cose in casa”. Tutte adoravano il mio papà perché solo tu hai l’anima bambina perfettamente integra e la voglia vera di giocare e i bambini queste cose le annusano.

Quando tornavi dal lavoro avevi sempre un profumo di plastica, misto polvere addosso. La mamma ti mandava di corsa a lavarti ma a me piaceva quel gusto strano. Per me era il profumo di un uomo vero.

Adesso che hai compiuto 50 anni e io sono mamma e tu nonno, mi sembri così giovane per fare il nonno ma non mi sembravi mai troppo giovane per fare il papà.

Mi hai insegnato a sdrammatizzare in ogni situazione, a dare il giusto peso alle cose, ad essere onesti, ad essere orsi e a non fidarsi di nessuno anche se mi hai fatto poche lezioni di vita e me le ricordo quasi tutte.

Abbiamo litigato, abbiamo sofferto, non ci siamo capiti.

Come tutti i bravi papà e figlia che si rispettino.

Adesso siamo grandi tutti e due. Tante cose sono state perdonate, tante cose sono state messe da parte, tante cose non vogliono essere viste perché voglio che i miei figli sappiano la vera persona che sei.

Il loro nonno adorato.

E poi ci sono io che, alla fine della fiera, resto sempre la tua bambina.

Spacca, nonno. Ti meriti quello che vuoi e questa festa è per te.



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