Un genitore non nasce in un giorno ovvero il ritorno alle radici

Io stasera sto zitta e ascolto Chiara, mi ha rapita.

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Tanti progetti e impegni che non mi davano la possibilità di dedicarmi uno spazio di riflessione da condividere con voi. Tuttavia, ieri ho partecipato ad un convegno che trattava il tema dell’adolescenza, che ha stimolato in me alcune riflessioni che vorrei condividere con voi!​

TUTTI SOTTO LO STESSO TETTO: IL RITORNO ALLE RADICI?​
Negli ultimi anni le famiglie hanno visto nuovi mutamenti al loro interno: se è ormai assodato che gli stili educativi genitoriali sono passati da una famiglia della regole a una famiglia degli affetti, le caratteristiche dell’attuale contesto socio economico italiano, spingono le famiglie ad un ritorno alle origini. ​
Non mi riferisco agli stili educativi, ma agli elementi di organizzazione strutturale ovvero dove andrà ad abitare la nuova coppia o il giovane adolescente SE MAI USCIRANNO DI CASA.
Eh già perchè il ritorno alle origini di cui parlo è quello che una volta era caratteristico delle famiglie dei nostri nonni: tutti insieme appassionatamente sotto lo stesso tetto, magari ristrutturando l’appartamento sopra o sotto a quello dei genitori. ​
Più generazioni che condividono i tempi e i luoghi del focolare.​
Se fisicamente i membri sono vicini, come era nelle “vecchie” famiglie, allo stesso tempo è ahimè diffusa la negazione delle origini, delle nostre radici. ​
Alcuni miti e valori che hanno il sostegno nella cultura occidentale sono antagonisti rispetto ai concetti di solidarietà e delle rete di obblighi e sostegni familiari in cui ci troviamo immersi. ​
L’autonomia totale della persona e della famiglia, le capacità materne innate sono esempi di “miti della separatezza” che cozzano con le limitazioni economiche e strutturali che le nuove famiglie si trovano ad affrontare, ma che colludono con i fili invisibili che legano i membri delle famiglie.​

I LEGAMI NON SONO A SENSO UNICO: LA LOGICA DEL DARE E AVERE​
La riscoperta dei fili invisibili che ci legano alle nostre famiglie di origine porta con sè un’ulterire considerazione: tra ciascuna persona e il sistema relazionale al quale appartiene vi è un costante dare-e-avere di aspettative e di impegni di lealtà.​
Nasciamo tutti debitori verso i nostri genitori che a loro volta sono creditori.​
Tuttavia l’idea che essere genitori consista esclusivamente nel fare ed essere bambini nel ricevere è un mito.
Infatti, la persona può essere “liberata” dagli obblighi di lealtà e impegnarsi all’esterno in un rapporto solo nella misura in cui è stata capace di rispondere alla devozione dei genitori, nella consapevolezza che il ricevere è collegato al dover dare.​
Possiamo immaginare una sorta di libro contabile in cui sono inserite tutte le azioni che ogni membro della famiglia ha fatto e fa per gli altri, conformemente alle leggi proprie di quella famiglia.
È come se ereditassimo in modo inconsapevole delle aspettative condivise ma non scritte, che facciamo nostre interiorizzandole e alle quali rispondiamo con dei congrui atteggiamenti.
Cosa accade se non si adempie agli obblighi familiari? Nasce il senso di colpa, il termostato dell’omeostasi del sistema di lealtà familiare.​
Si badi bene che l’equilibrio oltre ad essere mutevole non può mai essere valutato partendo dall’analisi di un membro, senza considerare gli altri membri e la loro analisi di giustizia! ​

LEALTÀ E RUOLO GENITORIALE​
Vi chiederete come mai ho deciso di trattare il tema degli obblighi di lealtà in un blog di mamme…beh la risposta è semplice: l’essere genitori è strettamente connesso ai “conti in sospeso” con la famiglia di origine, influenzando le leggi che si trasmetteranno ai propri figli e quindi i loro atteggiamenti e comportamenti.​
Innanzitutto diventare genitori può spostare gli obblighi di lealtà filiale, riparando il senso di colpa interiore riguardo ad una presunta slealtà verso la propria famiglia di origine: se divento genitore il mio bilancio in rosso diventa positivo. ​
Tuttavia ciò non cancella i debiti passati spostando la questione sul figlio: se non ho riconosciuto i miei genitori come figure accudenti è probabile che i miei vissuti siano di deprivazione oppure se uno dei miei genitori è rimasto vedovo precocemente e io sono dovuto rimanere disponibile mi sono molto impegnato nel dare e poco nel ricevere. Quando divento genitore richiederò al figlio di darmi tutto quell’amore che la mia famiglia d’origine non mi ha dato. Ciò comporta quella che viene definita genitorializzazione del figlio che può essere rappresentata dall’espressione “fammi da genitore: prenditi cura di me, difendimi, accudiscimi!”. ​
Pensiamo a quanta devozione si può inconsapevolmente ottenere da dei figli di tre o quattro anni! Sono bambini sempre disponibili e devoti alla madre.​
In ottica sistemica spesso la fobia della scuola è legata a tali dinamiche inconsce: il genitore ha la fantasia di essere accudito dal figlio il quale prova maggiore senso di colpa a separarsi dalla madre che a mettere in atto un comportamento sintomatico.​
Anche un comportamento ribelle può essere strettamente interconnesso ad una lealtà profonda verso la famiglia: non posso diventare un adulto responsabile e con dei progetti perchè tradirei i miei genitori oppure la mia slealtà verso la famiglia può far si che i genitori si riapproprino dei loro conflitti con la famiglia di origine, come nel caso di un padre che inizia ad affrontare gli squilibri di lealtà quando le figlie manifestano programmi di matrimonio con uomini provenienti da sfere religiose ed etniche diverse.​

Un’ultima considerazione in merito agli obblighi di lealtà familiare riguarda i coniugi impegnati in rapporti conflittuali: lavorando con le coppie spesso emerge in sede di colloquio l’idea che fintantoché non si includono i figli nella discussione dei propri rapporti complessi, i bambini non dovranno sostenere il peso delle conseguenze di tali rapporti. Tuttavia, come abbiamo visto, i figli sostengono già un grande fardello che si ingigantisce ulteriormente se esclusi da un’aperta e onesta discussione delle controversie. Ovviamente per noi adulti trovare le parole non è facile, anzi forse a volte avremmo bisogno di un allenamento verso la consapevolezza delle nostre emozioni e di una loro traduzione in parole.
Ritengo però che il condividere con i figli le proprie emozioni e i propri sforzi di uscire dall’impasse matrimoniale, sia un renderli testimoni della lotta che gli adulti stanno facendo per quella che ho chiamato lealtà familiare. ​

Spero che l’articolo possa aprire delle riflessioni!​

E se qualcuna di voi sente la volgia di allenarsi in un percorso di traduzione delle sensazioni fisiche in emozioni colgo l’occasione per invitarvi VENERDì 20 FEBBRAIO alla presentazione del mio ciclo di incontri SENTIRE IL CORPO. ​
Per ulteriori informazioni:
https://www.facebook.com/events/1031696376845465/​

A presto!​

Chiara Rainieri​
Psicologa Clinica​
http://www.chiararainieripsicologa.it


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