Di immutabili Vigilie di Natale

Sono le cose immutabili quelle che scandiscono davvero la vita.
Quelle che puoi andare in capo al mondo, puoi essere chi vuoi essere, puoi fingere che te ne freghi ma da qualche parte sai che si sta compiendo un rito che si ripete da quasi un secolo e in fondo su questo un po’ ci conti per dare un ordine alla tua vita.

Per me questo compito lo svolge la cena tipica della Vigilia di Natale della mia famiglia e tutto quello che ci gira attorno.

La nonna Carla è la vestale di una tradizione che in realtà ho il dubbio che si sia inventata lei ma va bene lo stesso per me.
Per lei è semplicemente quello che ha sempre visto fare dalla sua mamma, ogni 24 dicembre, in qualsiasi condizione, pure durante la guerra e quindi le sembra naturale riproporlo con le varianti del caso (e che il benessere economico leggermente diverso dai tempi di guerra ci ha dato) a figlie, nipoti e pronipoti.
A casa nostra, la Vigilia di Natale, si mangia tutti insieme.
Ci si scambiano i regali, si gioca a tombola, si discute, si urla, si ride, si guarda il cartone animato sulla Rai per la gioia dei piccini e lo sfrangiamento di maroni del nonno che commenta tutte le scene sperando di renderlo più interessante.
È così da sempre, anche se tu sei andato ai Caraibi.
Loro sono lì. (Per inciso, non mi sono MAI persa una cena della Vigilia…anzi ora che ci penso…nessuno ha mai osato, manco per i Caraibi).

Il menù è fisso, da sempre.
Antipasto con tartine di salmone affumicato, gnocchi speciali della bisnonna Santa (che già il nome è una garanzia), sogliola fritta e panettoni, pandori, torrone, spongata e chi più ne porta più ne mangia.

Del menù originale anni 50 direi che i sopravvissuti d’onore sono proprio loro: gli gnocchi speciali.

Perché speciali?
Perché non hanno la classica forma tonda ma la nonna li “tira” con una pannocchia che nei giorni prima di Natale viene lavata accuratamente e lasciata asciugare all’aria aperta.
Proprio come faceva in campagna la mia bisnonna.
E proprio come si faceva allora, tutte le donne della famiglia mentre si stirano gli gnocchi sono caldamente invitate a recitare in cucina il rosario per augurare fortuna alla famiglia intera, per proteggerla, una sorta di stregoneria santificata.

Svelo la ricetta per intero, anche se per carpire il metodo la nonna andrebbe osservata da vicino, ve lo dico. Ho ancora una certa difficoltà a non ritrovarmi la pannocchia incollata alla pasta…

Ingredienti
1 kg di patate lessate in acqua e ben schiacciate
200 gr di farina
Un pizzico di sale

(Questa è la proporzione, in base al numero di persone…aumentate gli ingredienti)

Preparazione
Mescolare gli ingredienti su un tagliere formando un impasto liscio.
Stendere l’impasto con un mattarello e tagliare striscioline lunghe circa un dito e larghe circa 5 cm.
Passare sopra ogni strisciolina la pannocchia, lasciando l’impronta.
Lessare in acqua salata e accompagnare con sugo di pomodoro e abbondante parmigiano.

Le mie certezze sono tutte qui.
Poche ma buone.
Ed è quello che auguro a tutti quest’anno.
Che ovunque siate, chiunque siate, qualunque cosa vogliate essere o vogliate tout court, ci sia sempre un punto fisso a cui tornare, qualcuno che vi ama senza condizioni, completi delle vostre nevrosi e dei vostri fuochi fatui di vorrei ma non posso.
In sostanza, vi auguro l’amore.

Buon Natale!

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Questo post partecipa all’iniziativa di AmicheMamme #achristmasproject!

Se volete saperne di più, cliccate qui e poi…via, partecipate anche voi!

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13 pensieri su “Di immutabili Vigilie di Natale

  1. vagoneidiota ha detto:

    Un bellissimo post, in grado di riscaldare e regalare immagini delicate.
    La preparazione del pasto così come un tempo, la vicinanza, la ritualità, le parole che gravitano attorno ai gesti consueti.
    Si.
    Forse il natale, quello vero, è tutto quel che al natale ci accompagna.
    The love song – Da Bush babees (feat. Mos Def)

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