Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sul sonno di tuo figlio: i risvegli notturni

Io amo dormire.
Sono una di quelle persone che riesce a dormire pressoché in qualunque circostanza: sul treno, se uno parla, in macchina, di pomeriggio, con la tv accesa, anche se non mi sento stanca.
Così. Per il gusto di farlo, proprio.

Quando mi è balenata l’idea di avere un figlio, ho messo in conto che le mie ore di sonno sarebbero drasticamente diminuite.
Quello che non avevo previsto era di QUANTO drasticamente sarebbero diminuite.
In una parola: non immaginavo nemmeno lontanamente che non avrei MAI più dormito in vita mia.
Per 20 lunghissimi mesi, mi sono coricata con l’angoscia: quando ci sarebbe stato il primo richiamo? Quanti ne seguiranno? Avranno fame? Avranno sete?
Sonno no di sicuro…
Controllavo in modo compulsivo l’ora sul cellulare.
Mezzanotte…
Dormi, Sam, forza perché fra 1 ora un piccolo succhiasangue invocherà un biberon e poi un altro succhiasangue vorrà giocare o mangiare o comunque non dormire. E tu ammazzerai qualcuno domani mattina, uno a caso. Il primo passante che incontri e ti augura buongiorno con quel suo sorriso di chi dorme beato e al calduccio tutta la notte.

Certo, avere due bambini e non uno di per sè comporta un aumento esponenziale delle possibilità di risveglio.
Ma io lo so che ci sono bambini che dal secondo mese di vita si fanno 6 ore di sonno filate, oooooh sì. E io odio le loro madri.

Scherzi a parte, degli effetti allucinogeni che la mancanza prolungata di sonno può scatenare in una povera madre, parleremo un’altra volta.
La psicologa oggi ci introdurrà alle dinamiche dei risvegli notturni….perché?
Quando si può parlare di insonnia?
Cosa posso fare per favorire il sonno di mio figlio?
Me lo sono domandata molte, moltissime volte….

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Sta arrivando il mattino
stammi ancora vicino
sta piovendo
e non ti vuoi svegliare
resta ancora resta per favore
” …ADDORMENTATO!!!!!

Spero che Max Gazzè non me ne voglia, ma questa strofa storpiata di “Mentre Dormi” mi sembra adatta per introdurre il tema di questa settimana: i risvegli notturni.

COSA SONO?

Si parla di risvegli notturni quando il bambino si sveglia dopo 2-3 ore di sonno e comincia a piangere, magari sonnecchiando. Sono particolarmente frequenti soprattutto nei primi 3 anni di vita, coinvolgendo 1 bambino su 3.
Questi risvegli costituiscono un evento considerato non patologico, ma che sicuramente influenza negativamente il benessere psico-fisico della famiglia.
Occorre differenziare i risvegli notturni dall’insonnia, nella quale il sonno notturno del bambino non supera le 4 ore. Si tratta di un evento raro in età pediatrica.
Risvegli notturni e insonnia possono essere inclusi nelle dissonnie, ovvero alterazioni della quantità del sonno. In età pediatrica sono dovute generalmente ad abitudini non corrette e a difficoltà educative.
Si parla invece di parasonnie per indicare alterazioni della qualità del sonno. In questi casi non si interrompe lo stato di sonno, ma vi è la manifestazione di comportamenti come parlare, gridare, agitarsi, alzarsi e camminare ma senza risvegliarsi (e il giorno dopo non se ne ricorda l’accaduto). Si ritiene che tali disturbi del sonno siano manifestazioni di contenuti emotivi poco ‘digeriti’ che riemergono durante il sonno. Non rivestono in sé particolare significato patologico e solitamente è possibile individuare le preoccupazioni non espresse esplorando l’organizzazione familiare.

IL RUOLO DELLA GENETICA

Come negli adulti, esistono bambini che hanno bisogno di meno sonno e quelli che hanno bisogno di più sonno; esistono bambini che sono meno attivi la sera e che la mattina si svegliano pieni di energia e bambini che invece non vorrebbero mai andare a dormire la sera e la mattina hanno difficoltà a svegliarsi.

IL RITMO CIRCADIANO

Il ritmo circadiano può essere definito come la danza interna che accompagna le nostre giornate (Circadiano significa “intorno al giorno”). Si tratta di un ciclo fisiologico delle frequenza di circa 24 ore.
Le ricerche condotte fino ad ora indicano che dipende da un complesso orologio interno all’organismo. Tuttavia tale orologio deve essere regolato nelle 24 ore e per fare ciò il nostro organismo si serve di stimoli che provengono dall’esterno, come il ciclo naturale della luce.
Durante lo sviluppo il nostro orologio interno deve regolarsi in relazione alla maturazione cerebrale (esiste una specifica zona del cervello che regola il sonno: l’ipotalamo). Per tale ragione i ritmi del bambino non sono come quelli dell’adulto!
In questa fase del ciclo di vita l’adulto ha un ruolo molto importante per aiutare il bambino a mettere in fase il suo orologio biologico con l’ambiente esterno. Un ambiente che non supporta tale sincronizzazione può provocare effetti simili a quelli di fuso orario aereo, aumentando la disarmonia tra esterno e interno. Infatti, esattamente come avviene per il jet-lag, modificando la durata del ritmo circadiano (ad esempio aumentando il periodo da 24 a 36 ore) l’orologio continuerà a funzionare, ma non sarà più sincronizzato con l’ambiente esterno.

I RITMI DEL BAMBINO E IL SONNO

Possiamo individuare alcuni “momenti chiave” per l’acquisizione di un corretto ritmo circadiano, di una sicurezza di base e quindi di un buon sonno.
A 3-4 mesi quando il bambino inizia ad essere influenzato dagli stimoli ambientali e gradualmente si adatta al ciclo luce-buio.
Consigli:
− esponete il bambino alla luce solare di giorno e mantenetelo in penombra o al buio la notte (e come abbiamo già detto vanno evitati stimoli esterni eccitatori la sera).
− stabilite degli orari fissi per l’addormentamento e per il risveglio.

A 8-9 mesi in tutti i bambini compare la cosidetta ‘”angoscia dell’estraneo” e la conseguente ansia di separazione soprattutto dalla madre. È una fase evolutiva normale del bambino che spesso si accompagna ad aumento dei risvegli notturni.
Consigli:
− instaurate un rituale per l’addormentamento.
− date al bambino un pupazzo, un peluche o un oggetto morbido per addormentarsi.
− durante il giorno proponete un gioco simbolico sul sonno, utilizzando bambole o personaggi che il bambino ama. Ripercorrere insieme le tappe della routine dell’addormentamento è molto utile al bambino per rappresentarsi il momento della nanna, riducendo le sue paure e le sue angosce.

dott.ssa Chiara Rainieri
Psicologa clinica e dello sviluppo
http://www.chiararainieripsicologa.it
info@chiararainieripsicologa.it

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Se volete saperne di più sulla attività professionale della nostra psicologa, basta cliccare sul sito http://www.chiararainieripsicologa.it

Giovedì prossimo Chiara ci darà qualche consiglio in più sul comportamento da tenere durante i risvegli notturni, che lo so che vi piace.

Stay tuned!

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3 pensieri su “Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sul sonno di tuo figlio: i risvegli notturni

  1. Lucia Malanotteno ha detto:

    Come ti capisco cara Sam, soprattutto sul fatto di uccidere qualcuno a caso la mattina! Io ho rotto il lettino una notte in un momento di stizza fotonica… perchè dormire per 18 mesi per al massimo 40 minuti di fila e così per tutta la notte, e iniziare a dormire in modo decente dopo 3 anni… ecco ammazzerebbero chiunque… d’altronde la sottrazione di sonno è una forma di tortura! E si che leggo che ho pure avuto comportamenti corretti… Insomma è sfiga la mia! Speriamo bene con il numero due!

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  2. Marzia ha detto:

    Eccomi all’appello…17 mesi senza dormire una notte intera…poi alla faccia di tutti (dottori compresi) ho capito che i problemi principali di mia figlia erano quello di ODIARE le sbarre di ogni tipo (sopratutto quelle del lettino) ed il fatto di muoversi tanto durante la notte, quindi si svegliava perchè sbatteva con i bordi del lettino…ha cominciato a svegliarsi meno (perchè purtroppo poi ci si mettono i denti, le malattie o a volte la semplice voglia di stare un pò tra le braccia della mamma perchè magari l’ha vista pochissimo durante il giorno) quando abbiamo messo il letto montessoriano

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