I litigi fra gemelli

Si sta aprendo un nuovissimo capitolo della vita da gemelli.

Ora i litigi si fanno per bene, con tanto di drama e dialoghi – ai miei occhi esilaranti – ma ai loro tragici come una di quelle telenovela ispaniche.

Cinno A.: “Mamma, Riky dice che io non sono suo amico!”

Santa Madre:  “Ma come? certo che lo sei e sei molto più di un amico, sei suo fratello”

Cinno R.:  “No, mamma, io non posso farmi piacere mio fratello per forza. Tu non mi piaci, a me piace solo Simone.”

handshake-1471563_960_720

Continua a leggere

Mamme e lavoro, la storia vera

Fare un figlio non è stato proprio un atto casuale per me.

Io un figlio lo volevo e ho deciso di averne uno in un determinato momento della mia vita.

L’atto casuale è stato semmai farne due in un colpo solo.

Avevo un lavoro. Bello, brutto, non stiamo tanto a sindacare.

Avevo un contratto a tempo indeterminato in un’azienda medio-piccola bolognese.

Se lavoravi bene, come ho sempre cercato di fare, avevi quello stipendio fisso. Se scaldavi la sedia, avevi lo stesso stipendio fisso. Uno di quei posti eterni, dove le persone ormai vanno a sedersi la mattina e si alzano la sera. I primi tempi ci credono pure, magari, nel poter fare la differenza, poi diventa come mangiare. Devi andarci e ci vai.

Io ci credevo ancora, perchè ero molto giovane, perchè ero fresca di università, perchè avevo voglia di imparare e di spendermi al 100%. Poi mi è passata, perchè al mio impegno seguivano solo calci negli stinchi e mi sentivo ogni giorno più persa.

Il mio futuro marito qualche mese prima aveva cambiato lavoro, sempre con un contratto a tempo indeterminato.

Avevamo una casa, due stipendi, un matrimonio da organizzare, perchè non provare ad avere un figlio?

A rimanere incinta ci ho messo pochissimo, a realizzare che niente sarebbe stato più come prima ci ho messo molto di più.

Ho scoperto che erano due gemelli dopo qualche settimana dalla linea doppia del test. Stavo parecchio male, avevo crampi e perdite, sono rimasta a casa dall’ufficio.

La mia capa, una donna, non ha commentato la mia gravidanza. Mi è sembrata abbastanza comprensiva, lei che non lo era facilmente e ho pensato di essere tutto sommato fortunata.

Solo che.

Continua a leggere

Museo Ferrari: quello che non ti aspetti

Questo ponte lungo mi ha risvegliato la voglia di fare e di fare bene.

Sono mesi che mi concentro solo sui miei progetti, sul sano ripartire  da me e da un nuovo anno di insegnamento, di studio, di preparazione.

Sono mesi che mi ritaglio spazi e rosicchio tempo ai miei figli perchè alla fine la scuola è ricominciata davvero anche per loro e sono molto felici di stare con i loro amici come non lo sono mai stati l’anno scorso ed è bello anche lasciarli spiccare i loro voli in solitaria.

Resta la voglia grande di condividere con loro.

Voglio essere la parte attiva, quella che gli fa scoprire il mondo, nuove prospettive, vecchie tradizioni, l’eccellenza di quello che abbiamo come popolo così come il peggio che riusciamo a tirare fuori come essere umani…lo spettro completo.

Curioso che si chiami spettro qualcosa di ampio e di non precisamente definito.

Comunque.

Riparto dal nostro territorio e da ciò che ci è più vicino e organizzo una 4 giorni di scoperte a km quasi zero.

E di tutte la rivelazione è stata una in particolare: il Museo Ferrari.

Si trova a Maranello (Modena), sede della storica casa automobilistica e il perchè un branco di maschi sia interessato alle auto è facile comprenderlo ma quello che non mi aspettavo è stato il clima che si respirava in questo santuario della F1, in primis.

Avrei giurato di annoiarmi a morte, io che di motori non mi intendo e di gare ancora meno, invece questo è un mondo con sotto un altro mondo, più profondo, più elegante, più vero.

Qui ci sono persone che lavorano anima e corpo non per un’auto ma per un ideale, per un’eccellenza che li fa riconoscere e apprezzare nel mondo, lavorano non per lavorare ma perchè la passione li ha travolti e non ne possono più fare a meno, perchè è un onore far parte di una visione, quando ne riconosci una.

museo-maranello

Continua a leggere

#diversamentevacanze: Bologna d’estate per i bambini

Le nostre #cacanze sono iniziate da quasi 2 settimane.
Quest’anno sono stata ottimista e non ho voluto iscrivere i Cinni a nessun campo solare, estivo, laboratorio e chi più ne ha più ne metta. Non perché non ce ne fossero, ce ne sono pure troppi, sintomo di quella solitudine genitoriale che mi trovo sempre più spesso davanti. Ormai i nonni disponibili h24 sono un lusso che pochi possono permettersi quasi quanto le vacanze di 3 mesi, miraggi.

Quest’anno è andata così perché nella mia testa da fricchettona, volevo offrire un’estate d’altri tempi ai Cinni, una di quelle dove ti annoi pure, perché è sano, perché in fondo ho bei ricordi di quando fissavo il soffitto alle 15,30 del pomeriggio stesa sul letto perché nonna voleva che mi “riposassi”, perché di tempo per correre dietro a qualcosa/qualcuno ne avranno.

Al mare, in attesa di agosto, ci si va il sabato facendo avanti e indietro dai Lidi Ravennati per la San Vitale: immaginatevi una scena da anni ’50. Macchina carica di cose e persone, km e km di campi, sole che ti acceca, fila interminabile di auto nella stessa condizione, famiglie una dietro l’altra tipo una mise en abime, tutte che tentano di raggiungere l’acqua stile oasi nel deserto. Semaforo, paesino, campagna, semaforo, autovelox, paesino, campagna. Avanti così per 1 ora e venti minuti.
Dentro all’auto, una madre che canta ininterrottamente per 1 ora e venti minuti nella speranza di intrattenere la prole, un padre che smadonna sottovoce per il 1256simo vecchino in canottiera che fa i 45 km/h in testa alla carovana e due Cinni che “adda un ghirasoglie, adda una macchinina ossa, adda il cielo blu, mamma siamo ‘rrivati? Adesso? Adesso? Adesso?

In fondo a noi piace così.

Il resto della settimana Santa Madre ha scoperto che Bologna offre parecchie alternative slow a chi rimane in città gran parte dell’estate.
Continua a leggere